Ma tosto, ai rotti anéliti
Della gentile oppressa,
Al fervoroso murmure
Ond'è una prece espressa,
La nova e forte angoscia
In cor sentì svenir,
E divinando il mobile
Tenor del pio pensiere,
Anch'ei gli affanni solvere
Tentò nelle preghiere,
E della cara vergine
Ai voti i voti unir.
Allor stretti si volsero
Al cielo in un desìo,
Pregâr le sorti dubbie
A lor svolgesse Iddio,
Scovrirne almen pregarono
L'arcana volontà…
. . . . . . . . . . . . . . . .
. . . . . . . . . . . . . . . .
Ma Lei lodate, improvidi,
Che in suo rigor pietosa
D'oggi vi chiude i termini,
Che la ragion nascosa
Dei dì venturi a giungere
A voi l'ala non dà;
Morir, se intero il tramite
Del dì vi fosse innante,
Vorreste, inerti al gaudio
Del fuggitivo istante,
S'anco ne fia più libero
E più securo il vol;
E s'anche oltre l'orribile
E diuturno lutto,
D'inestimabil premio
Vi fia promesso il frutto,
Dei luminosi giorni
Rifiutereste il sol…
. . . . . . . . . . . . . . . .
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Ed or che ai preghi tenera
Gettò la eterna Mente
Sulle severe pagine
Lo sguardo onniveggente,
De' vostri mali il cumolo
Sì grave a Lei sembrò,
Che già volea distruggere
I preparati eventi,
Temprare a voi l'esiglio,
Trarvi sulle fiorenti
Vie, per mezzo a gioie
Che mai non destinò;