Questo, come si vide davanti quella splendida figura, abbagliato, troncò il discorso che stava facendo ad un suo vicino, e guardò la duchessa che, con un fare a lei particolarissimo, e lasciando passar qualche istante prima di pronunciare una parola, lo guardava fissa.
—Voi già avete capito, messere, perchè io stia qui adesso, gli disse poi, e lo avete capito sì bene, che mi par già di sentire sgorgare dal vostro labbro quel mirabile canto dove la condizione della sventurata Olimpia è resa con colori tanto veri e tanto potenti. Se la fiaccola di un barbaro investisse tutto quello che fu scritto in questo secolo, la virtù di quel canto sarebbe più forte della veemenza del fuoco, e rimarrebbe. Udite che profondo silenzio è adesso in codesta sala, tutti hanno già pregustata la dolcezza della vostra poesia. Io vi prego dunque per tutti costoro, ed anche per me; che se voi mi rimandaste con un no, il rossore della vergogna non mi lascerebbe mai più per tutta la vita, e l'essere esaudita invece mi darebbe tanta superbia, ch'io non so di chi mai potessi avere invidia.
—Duchessa, le disse allora l'Ariosto, anche voi ieri sera vi siete ostinata a non esaudire il comune desiderio, mentre le note del vostro canto avrebbero davvero eccitato l'entusiasmo in tutti i cuori. Non così può avvenire di me, che per nulla sono alto al declamare, se dunque tacevo, egli era per questo; pure, giacchè lo volete, eccellenza, v'annoierò e annoierò tutti, ma ad un patto.
—Dite, messere.
—Che pensiate voi poscia a distruggere ogni noia colla soavità della vostra voce.
—Son presa al laccio, messer Chigi, disse allora la duchessa sorridendo, son presa al laccio. Dio faccia dunque ch'io ne possa uscire con onore. Ma il silenzio è più profondo ancora di prima; tocca or dunque a voi, messer Lodovico.
E tornata ad assidersi tra il Palavicino e il Morone, si pose ad ascoltare, vedendo che l'Ariosto, collocatosi nel mezzo della sala, già dava segno di cominciare.
Fra quanti amor, fra quanta fede al mondo
Mai si trovâr, fra quanti cor costanti,
Fra quante o per dolente o per giocondo
Stato, fêr provar mai famosi amanti;
Più tosto il primo loco, ch'il secondo
Darò ad Olimpia:
Così l'Ariosto, lentamente da principio e a voce bassa, poi grado grado infervorandosi per l'entusiasmo e la commozione, recitò di un fiato tutte quelle mirabili stanze del canto decimo, le quali in tutti coloro che lo stavano ascoltando, misero quella sensazione profonda che a tutta prima, più che collo scoppio dell'applauso, si manifesta col mormorio dell'ammirazione.