—È uscito in questo punto medesimo, e può esser tuttora in Piazza
Farnese.

La duchessa si fermò. Il suo aspetto era orribile.—Dunque è destino—pronunciò allora tra labbro e labbro, e risalì di volo.

Il servo, che le si volse allora per chiederle quel che avesse a fare, non vedendola più, crollò il capo e disse: È matta!—Così discese e pensò ad altro.

Ma non aveva ancora posto il piede sul lastrico del cortile, che un altro servo, discendendo a rompicollo e raggiungendolo di volo:—Presto, dice, vuol essere richiamato il duca, madonna ha a parlargli; presto!—e, presolo così pel braccio, seco trasse il compagno di forza, e a quattro passi per volta, giù per Piazza Farnese, sapendo benissimo per quali strade era solito incamminarsi il loro signore, si mossero alla sua volta.

Non erano i due servi giunti al mezzo di strada Julia, che tosto un ronzìo di popolo affollato lor giunge all'orecchio; accelerano il passo; tutta la strada era ingombra dalla moltitudine. Era un bisbigliare, un chiedere, un rispondere, una confusione indicibile. Chi fu? Com'egli è avvenuto? Lo hanno morto.

—Chi? domandano i due servi ad una.

—Il secondo degli Orsini, il duca di Pitigliano.

I servi si guardano in faccia sbalorditi, e tosto essendo riconosciuti per l'orso che avevan ricamato sul giubbone gallonato, son circondati da tutto il popolo e tempestati di domande, alle quali non avevan nulla a rispondere.

In questa il corpo esangue del duca, trapassato da cinque pugnalate, è deposto su d'una bara e dai frati della Misericordia portato in una chiesa, e l'uomo di camera che aveva accompagnato il padrone, ne seguiva or pure la bara, tutto allibito e piangente.

Colui, seguitando il duca a qualche passo di distanza, aveva potuto scansarsi; ma senza esser atto a portar difesa, potè vedere cinque assassini, tutti coperti di ferro il corpo e il viso, vibrare, i colpi e sparir via di volo.