Le donne non avevano voluto abbandonarla, e seguitala, stettero vigilando all'uscio, timorose di qualche nuova sventura, e udirono alti scoppi di pianti e grida, e singhiozzi, che intermittenti non cessarono per tutta la notte.

Se vi fu apparenza di cordoglio profondo, se mai fu donna al mondo la quale sembrasse aver l'animo che non mentisse al lutto delle vesti vedovili, certo fu la duchessa Elena, che per un anno fu compianta da tutto il popolo romano, e additata altrui siccome esempio cospicuo di conjugale fedeltà.

Passò così l'intero anno. I Romani, attirati dal vortice continuo di avvenimenti di gran lunga più gravi, s'erano ormai dimenticati del duca ucciso e della duchessa addolorata, e dall'animo di lei s'erano anche in parte dileguati i tremendi pensieri. Forse avrebbe continuato così il resto de' suoi giorni, e avrebbe anche lavata, con una virtuosa vita, quel che aveasi a lavare, ma pur troppo altro ne doveva succedere.

L'uomo che aveva mutato abito, e che per tutto quel tempo non erasi mai più mostrato alla duchessa venne in quell'anno innalzato a molte dignità, e da ultimo era stato creato signore della città di Rimini ed eletto capitano generale delle soldatesche pontificie. Non parlavasi ormai più in Roma, che della sua partenza per Rimini, e del dì che solennemente sarebbe stato installato signore di quella città.

Che la duchessa Elena, dopo la morte del marito, più non pensasse a quel fatale e misterioso uomo, è cosa che nessuno potrebbe credere, e di fatto non ci fu giorno ch'ella, in mezzo al suo insistente rimorso, pur non si fermasse a lungo in quel colpevole pensiero; e per quante volte le sia sorto nell'animo un sospetto, il più terribile sospetto non fu tuttavia mai forte abbastanza da renderle detestabile quell'uomo.

Però, quando udì annunciarsi una visita di lui, ella si sentì rimescolare il sangue per modo, e ricevette tale percossa, che dovette appoggiarsi per non cadere. E quando ne udì i passi che si avanzavano, e vide spalancarsi la porta per dargli accesso, il cuore volle scoppiargli, e tremò come per sensazione di freddo.

Si trovarono così faccia a faccia, e da solo a solo, dopo due anni d'intervallo. Partito il servo che aveva accompagnato il signore nella sala, la porta si richiuse, e continuò il silenzio per molto tempo, durante il quale il battere frequente del polso d'ambidue si udiva distintamente.

—Io vi ho promesso, madonna, cominciò finalmente a parlare colui, io vi ho promesso che, per quanto tempo avrebbe potuto correr di mezzo, pure vi avrei riveduta alla fine. Il destino ha dunque voluto ch'io tenessi la parola, e prima che non avrei sperato. Oggi io posso finalmente mostrarmi a voi coperto di tali vesti, che faccian tacere ogni scrupolo; oggi possiam star l'uno in faccia all'altro, liberissimi di noi e della volontà nostra.

La duchessa, a queste parole, chinò il capo tremando; e il signore, accortosi di quel tremito, fece, involontariamente, un, po' di pausa al discorso.

—Quello a cui da tanto tempo io anelava, continuò poi, a cui anelava nell'ambizione ardente dell'anima mia, io l'ho dunque ottenuto. Non solo mi distrigai di ciò che segregandomi da tutti, mi teneva anche al disotto di tutti; ma il mio destino tanto mi propiziò, e oramai ho percorsa così lunga scala, ch'io sto con quei pochi privilegiati i quali stanno al disopra di tutti gli uomini. La città di Rimini è mia, a trentamila uomini io comando, dieci milioni di scudi romani stanno già nel mio erario; e tuttavia questo non è che un assai tenue principio. La mia testa, il mio braccio, la mia ferma volontà, mi additano altissime cose nell'avvenire, e a me par già d'averle in sul palmo. La fortuna giova agli audaci. Da qui a qualche secolo, chi sa qual preponderanza sarà per avere la mia dinastia nei destini d'Europa, voi mi comprendete. Però a codesta dinastia convien bene ch'io provveda. Altri, al posto dove io sto, avrebbe girato lo sguardo nelle case dei re per cercarvi una donna. Io ho disprezzato le figlie dei re, e son venuto qui… e tacque aspettando una risposta.