—Senti, Giordano, se quest'uomo, dopo quanto è avvenuto, e dopo l'atroce delitto che ha commesso, fu tuttavia così fortunato da diventare il primo di Roma, io non so poi dove trovare e a chi cercare giustizia.
—La giustizia, invece di cercarla, bisogna farla, Maffio: quest'uomo ha ucciso il fratel nostro…. oramai ne sono certissimo, e colui che venne da me è assai degno di fede; chi ha ucciso dev'essere ucciso…. questa è la giustizia che un uomo d'onore ha a fare. Converrà dunque pensarci, Maffio.
—Se si doveva pensarci, mi pare allora che abbiam già troppo aspettato. Fra qualche giorno egli sarà in Rimini, se non prendiamo le nostre misure, prima ch'egli se n'esca, non so quel che ci rimarrebbe a fare di poi.
—E non lo saprei io pure, per ciò fra ventiquattr'ore ci sarà qualch'altra novità, e qualch'altro scandalo per Roma.
—Fra ventiquattr'ore? sei tu pazzo?
—Sono assai bene in me stesso. Le misure son già prese.
—Già prese! e al papa hai tu pensato, e all'ira sua?
—Non ho pensato che al miglior modo di far cadere quel tristo, e nasca quel che vuol nascere.
—E la duchessa Elena?
—Che vuoi tu dire?