—È già da un anno, Manfredo, che l'ozio e le delizie della vita ne circondano da tutte le parti; se non fossimo a ciò costretti dalla necessità, se in quest'ozio medesimo i nostri pensieri non fossero continuamente rivolti a quel fine per cui siamo fuggiti di Milano, per cui stiamo qui, comprendi anche tu che sarebbe una gran vergogna. Egli è certo però, che in questi ultimi mesi l'amore per il tuo paese ha ceduto luogo, credo che non vorrà esserlo per sempre, ad un altro oggetto. Queste mie parole sarebbero assai più gravi che non sono, se appunto in quell'ozio che ti dicevo non trovassi quanto basta per iscusare la tua condotta; e queste mie parole tanto sono meno gravi, quanto più mi pare che, qualora tu il voglia, possa raccogliere utile dal nuovo avviamento che il destino impresse alla tua vita e agli affetti tuoi. Che tu ti sii dimenticato della Ginevra, è cosa di cui mi consolo per la tua pace, per la pace di lei, per la pace di molti. Non sarà mai dunque ch'io ti voglia far rimprovero del tuo vario ingegno. Tuttavia, egli ha messo in me qualche dubbio sul conto tuo….
—Qualche dubbio su me?
—Zitto, lascia ch'io finisca. Ti confesserò dunque ch'io ti reputava assai più fermo ne' tuoi propositi e ne' tuoi affetti, che le prove ch'io già tenni di te, del tuo ingegno, dell'animo tuo, del tuo cuore pel paese nostro comune, parevan promettere assai più. Egli è perciò che voglio da te oggi tal caparra che, per l'avvenire, mi faccia vivere tranquillo sul tuo conto. È dunque necessario che tu sappia fare qualche sacrificio di te stesso, e, può darsi anche, ch'egli abbia ad essere tutt'altro che sacrificio. Odimi bene: tu ami, ed ami ardentemente la duchessa; questo è certissimo, perchè tu l'hai confessato…. perchè converrebbe esser ciechi per non accorgersene. Ti ricorderai adesso d'alcune parole ch'io feci con te prima di andarmene a Modena, colle quali io procurava tôrti giù da questa nuova passione. Ora ho fatto tutt'altro pensiero; però intendiamoci bene.
Il Palavicino facevasi attento.
—Tu sai, continuava il Morone, qual'è la parola d'ordine colla quale io soglio comportarmi in taluni momenti, tu lo sai; ella è: O tutto, o nulla; ora io voglio ch'ella debba servire a te pure. Ascoltami bene; da questo istante tu hai a pensare scrupolosamente a' fatti tuoi; tu hai a scegliere un partito, scelto che sia, non abbandonarlo mai più. Tu corteggi la duchessa; tutto il mondo dice che la cosa è così…. Sciagurata quella terra che attende il suo soccorso dall'uomo che vive una tal vita; è bisogno dunque, è necessità…. imperiosa necessità, che tu ti purghi da questa taccia; tu devi sposar la duchessa.
—Sposarla?
—Sposarla, non mi ritraggo, o abbandonarla per sempre; l'una delle due: O tutto, o nulla.
—Ma io non saprei….
—So io tutto. Se ti stacchi da lei rimani libero di te, della volontà tua, e pronto a porti in movimento appena il tuo paese ti chiami, e questo è un vantaggio; se poi tu la sposi, la tua posizione può acquistare importanza in Italia…. dal tuo stato di privato t'innalzi a un posto che sta al cospetto delle genti…. possessore della duchessa la quale, io so bene, porrebbe adesso ogni cosa a' piedi tuoi, saresti possessore anche della sua città, e, benchè il pontefice ne sia a metà padrone, pure tu avresti un popolo, molti soldati e mille lance, alle quali porti a capo quando la necessità lo richieda. Come già ti ho detto, stetti a lunghe e replicate conferenze col Guicciardini, e anch'egli pensa, al pari di me, che or si debba più che mai stare in agguato dell'occasione, e affrettarla anzi per quanto è possibile. Egli mi domandò se avevo un uomo di cuore al quale, all'occorrenza, dare incarico di tentare un colpo a mano armata, ed alla testa di qualche migliaia d'uomini. A lui ho nominato te, ed egli, non sapendomi dir nulla in contrario, mi fece tuttavia comprendere come sarebbe stato un gran bene se un sì difficil carico si fosse imposto ad uomo che avesse Stato in Italia; se dunque tu sposi la duchessa, tu potresti esser l'uomo veramente che riunisce in sè tutte le qualità acconcie per ciò. Puoi dunque lodarti della tua fortuna che t'ha suscitata in cuore una passione che, in certo qual modo, può collimare coi vantaggi lontani del paese tuo. Però ti do tempo a pensarci tutta questa notte; domani verrò da te…. e mi dirai quello che avrai stabilito…. Se tu ti stacchi da lei può esser bene…. se tu la sposi è senza dubbio il meglio. Soltanto se continuassi in codesta vita voluttuosa, sarebbe una sventura incalcolabile. Ora poi che, su tutto ciò, teco mi sono aperto con libertà, ti dirò anche il resto. Io ho conosciuto e conosco la tua casa… conosco tua madre, quell'angelica donna di tua madre, e per amor suo io ti amo come se fossi un mio figliuolo, ti amo al disopra di ogni altro mio concittadino, e forse non c'è altri che Francesco Sforza che divida codest'amor mio con te; pure adesso ti parlerò con assai dure parole. Se domani non fermi il tuo partito sull'una delle due cose che t'ho proposto, abbandonarla o sposarla, io mi divido sull'istante da te, e per sempre, e mi rivolgo ad altri. Il mio rammarico sarà immenso, ma sarò forte, nè su te porrò mai più gli occhi in tutta la mia vita… Trattasi d'impresa a cui convien mettersi con calma solenne, con virtù e senza basse passioni; nè per un affetto esagerato e mal'inteso verso di te, mai non vorrei porre all'azzardo tutta la cosa pubblica del paese in cui son nato; io non mi rimovo.
Il Palavicino, stato in silenzio per qualche tempo, alla fine gli rispose con queste parole: