La duchessa Elena intanto che, non vedendolo tra gli altri, aveva chiesto al servo che era venuto a domandarlo, dove era desso, impaziente del molto tempo trascorso senza vederlo a ritornare, uscì delle sale e venne in traccia di lui. Quando, entrata nella camera dov'egli passeggiava in tanto disordine, s'accorse del quanto egli era stravolto e contraffatto, tutta spaventata gli domandò che fosse….

Il Palavicino a tutta prima non rispose, poi diede a leggere il foglio alla duchessa.

—O povera sventurata, disse questa tutta impietosita, letta che l'ebbe; e così, Manfredo?

—E così partirò stanotte; fra un'ora partirò; non è tempo da perdere, neppure un momento!

E tirato a furia la corda di una campana, chiamò un servo.

—Va, gli disse, come questo si mostrò, va alla mia casa; di al fante che inselli sull'istante due cavalli, e venga qui tosto e si disponga anch'esso a viaggiar con me stanotte verso Milano…. Va e fa presto, per carità, non por tempo in mezzo!

—Manfredo, disse allora con impeto la duchessa, accennando al servo di fermarsi, e assai conturbata; Manfredo, voi precipitate le cose! sapete pure se voi siete in condizione di rimettere il piede in Milano. Voi siete perduto se vi ci recate, inevitabilmente perduto! Ci andrei io stessa piuttosto; io stessa ci andrei, anzichè permettere che corriate voi stesso nelle insidie di colui….

—E mia madre, Elena, e mia madre? Oh se mi verrà fatto di poterle dare questa suprema consolazione, io potrò bene morir dopo, e lodarne Iddio se fu per una sì pietosa causa!…. Oh no, no, io non ci penso ai pericoli…. Venga il Lautrec, mi strazj con mille tormenti il Lautrec, ma voglio vedere mia madre; vederla una volta, una volta almeno quella povera, miserissima donna, e morire! Sì, morire, che sarà per il meglio.

—E noi, Manfredo, ed io?…. disse Elena allora, con un accento particolarissimo, e con un suono di voce da muovere il pianto.

Manfredo ne fu scosso, e guardatala a lungo….