Elena proruppe anch'essa in lagrime allora, e il Morone non potè più dominarsi.

Fu un lugubre silenzio di qualche minuto.

—Io compiango la madre tua, uscì poi a dire, dopo qualche momento il Morone, ne provo quella pietà medesima che tu ne provi, e sa Iddio com'io vorrei che tu potessi andar tosto a confortarla, ma una fatale necessità te lo proibisce. A te pesa di sembrar sconoscente, di sembrar spietato… pure, questo sacrifizio istesso che tu fai del tuo sviscerato amor figliale, che ti fa piangere con queste così sante lagrime, parrà assai più generoso e più solenne a coloro che penseranno perchè lo hai tu fatto. I tempi, i fatti sono maturi, l'occasione di operare è assai presta, e a te verrà dato il primo carico; se tu vai a Milano, è impossibile al tutto che non cada in un'insidia, e che sarà per succederne allora? tua madre morrà ben più disperata, pensando ch'ella stessa fu causa della tua rovina e della rovina del paese tuo, il quale aveva riposta ogni fiducia in te. E tu pensa come, morendo condannato, insieme al crepacuore dell'inesorabile tua sventura, ti morderà la vergogna della tua debolezza; conchiudi dunque, Manfredo, che ti è forza rimanere. A tua madre scriverò io stesso; ella ha tal mente e cuore che ti vorrà amare di più quando sappia la tua risoluzione; coraggio, Manfredo, a noi più che a nessun altro è necessaria la fermezza.

In questa entrò il servo.

—È qui il vostro fante, illustrissimo signor marchese.

—Son qui i cavalli? domandò questi infiammandosi in viso, e guardando il Morone alla sfuggita.

—No, illustrissimo. Ma lui dice che, dovendosi viaggiare verso Lombardia, gli bisogna maggior tempo per i preparativi; siamo in dicembre, e lassù vorrà essere un rigido inverno..

—Bene, verrò io, di' che mi aspetti; e qui rivoltosi al Morone:

—Se non tenterò, disse; se non tenterò ogni mezzo per iscansare tutti i pericoli possibili, allora potrò essere colpevole d'avere in qualche modo tradito la causa alla quale mi son dedicato, ma starò sulle ali per isfuggire ogni insidia, ve ne do parola; or dunque lasciate ch'io vada, e vogliate voi medesimo darmi i felici auguri.

—Tu vai incontro alla tua rovina, codesto è l'augurio che ti posso dare; pure se tu ti ostini a voler queste, io non sarò già quello che ti trattenga per forza, tanto più ch'io m'avvedo adesso che tu sei ben altro da quello che ti ho stimato fin qui. Ho creduto che l'animo tuo fosse di ben altra tempra; per questo avevo messo l'occhio su di te. Ora gravemente mi pesa d'essermi così ingannato, e d'essere costretto a rivolgermi ad altri, quando credevo fosse giunto il momento di poter valermi di te; però puoi andar, nè io aggiungerò altre parole per dissuaderti.