—Ma e con quali mezzi?

—La fortuna talvolta ci è destra. Ci è tanto destra, che… guardate e pensateci bene…. vi fa emigrar tutti, e nella vostra debolezza medesima trova gli argomenti per reintegrarvi alla vostra salute. E da più mesi, avete detto, che ogni dì esce taluno e va lungi… Questa notizia è preziosa, preziosa tanto, che il Morone contava soltanto su di essa. Voi siete in cammino per Venezia; gli altri che oggi partirono son pur diretti a Venezia…. è ben ciò che io ho udito?

—Sì, tutti, quasi tutti almeno si raccolgono colà.

—E questo, perdio, è destino! Solo mi pesa, che di tutte le città siasi scelta la peggiore appunto; pure, se la fortuna ha cominciato, continuerà, quando provvediate a raccogliervi tutti in un sol luogo, che poi sarà facile passare altrove. Il resto lo farà il tempo e chi ha più senno di voi, di noi tutti. Andate dunque pel vostro cammino, e nella mia tristissima condizione mi è dolce augurarvi il felice viaggio assai più amico che mai non vi sia stato, e tanto più che codesta amicizia mi fu da voi medesimi esibita per i primi. Questo è pegno che la provvidenza è per noi, onde in lei confidando, e nel suo aiuto, volo incontro a mia madre per dispiccarmene poi tosto. Tornato che sarò a Roma, scriverò a te, Birago, e forse ci rivedrem prima a Venezia, chi sa!… Grandi cose hanno ha succedere, grandissime, o amici miei, e non può essere altrimenti, se io ne ho una così viva fiducia nell'angoscia profonda dell'animo mio, nella rovina della mia casa, nella miseria di tutti, e nello squallore di questa morta natura; però vivete felici, io non ho più tempo da perdere.

Detto questo, senz'attender altro, fe' dar di volta al cavallo e si rimise in via di corsa.

Il Birago lo chiamò replicate volte, ma visto che non ne avrebbero cavato altro.

—Egli va incontro alla sua rovina, esclamò, e spera nella nostra redenzione.

—Dio l'aiuti, e noi pure—aggiunsero gli altri, e mestissimi si rimisero in via, correndo molte e molte miglia senza rompere il vasto silenzio che li circondava.

Dopo qualche momento, su quel medesimo sentiero aperto da loro, camminava a passo, venendo da Milano, e parimenti rivolta all'Adda, un'altra numerosa cavalcata. Eran le sei famiglie milanesi nominate dal conte Crivello. Molti uomini a cavallo avvolti in grevi pellicce fin sotto gli occhi e molte donne nelle lettighe portate dalle mule. La ricchezza degli equipaggi attestava l'alta loro condizione; ma non era voce che sorgesse fra tutte quelle persone. Gli uomini, chiusa la bocca nei mantelli, tenevan la testa bassa, o volgean l'occhio intorno con quell'atto meditativo e grave che dà indizio di una pessima condizione dell'animo. Le donne, pensose anch'esse e qualcuna piangente…. pure andavano a Venezia per godervi il prossimo carnevale, come avean lasciato detto.

Il Palavicino, accortosi in tempo di quel nuovo convoglio, potè scansarlo, e così, senz'altr'incontro, verso le ore ventidue arrivò sotto le mura di Milano. L'esser stato facilmente riconosciuto dal conte Birago e dagli altri, gli fece pensare al miglior modo di celarsi altrui. Perciò stimò opportuno di lasciare il cavallo fuori delle mura, e d'entrar pedestre nella città tutto imbavagliato fino agli occhi.