Il rapido tramutamento dell'espressione e delle tinte che a tali parole si osservò sulla faccia del Palavicino fu cosa straordinaria, e più straordinaria ancora quell'immobilità, dirò quasi demente, che subì tutta la sua persona, e poscia quel balzo istantaneo dall'immobilità all'escandescenza.
—Ma quando?!… chiese poi, allorchè nella parola si riversò l'angoscia disperata dell'animo.
—Martedì, alle quattro della notte. Ora sta nella cappella di San Martino. Il conte mio padrone ha fatto tutto quello che far si poteva per quella povera signora…. Non fu conforto che mettesse da parte…. l'assistette fino all'ultima ora sua. Ero là anch'io…. ed ella morì benedicendo voi, caro signore; quando il conte mio padrone le giurò (le parole le ho sentite io stesso) che, purchè morisse in pace, egli avrebbe sagrificato anche la vita per amor vostro e per la vostra sicurezza…. Quella povera signora repentinamente s'alzò alle sante parole del conte, lo abbracciò, lo baciò. Ciò vidi io stesso co' miei occhi, e ho pianto.—Io vi raccomando il mio buono, il mio unico figliuolo, gli disse, l'unica mia delizia; proteggetelo sempre, sempre, e che voi siate benedetto…. e stringendosi al petto un lembo di veste che vi coprì fanciullo, e supplicando il conte che quella unica memoria fosse con lei seppellita…. spirò…. Ma voi piangete, caro signore…. Oh! perchè non era qui il conte…, perchè non era qui lui, che vi avrebbe saputo confortare…. Ed io non posso trattenere le lagrime…. Era davvero un angelo di bontà quella povera vostra madre…. Ma consolatevi, che morì col sorriso sulle labbra, tanta gioia le recarono le parole del mio padrone.
Fu ottima cosa veramente che l'uomo del conte, condotto dall'ingenuità del suo carattere e della sua stessa pietà, abbia esposto il fatto in modo d'aprire una larga via alle lagrime. Il dolore del Palavicino fu alleggerito così, ed egli stette quasi un'ora senza profferir parola, piangendo di continuo dirottamente. Alla fine tanto quanto si riebbe.
—Che ora può essere? domandò.
—Le ventiquattro, caro signore.
—E il conte non ritorna?
—Sin oltre a mezzanotte non ritorna mai. Egli è a palazzo.
—A palazzo?
—Dal governatore.