—Il conte dal governatore? Il Palavicino si scosse facendo questa domanda.

—Egli ci va sempre, marchese. Di tutti i Milanesi egli è il più accetto al governatore.

—Vorrei che ciò non fosse, lo vorrei, com'è vero Iddio!

—Ma non credo che il governatore sia così accetto a lui.

—Perchè ci va dunque?

—Se ci va…. vuol dire che facendo altrimenti, farebbe il danno di sè e degli altri. S'io vedessi il conte mio padrone a colloquio col diavolo, non mi stupirei punto; direi soltanto: questa volta è il diavolo che va di mezzo. Il conte, caro signore, è tutt'altr'uomo di quello che voi l'avete lasciato…. Alle cene del governatore, non crederei ch'egli sia l'ultimo a vuotar fiale…. ma in casa non beve quasi mai. A mezzanotte la sua mente è lucida come a mezzodì. Del resto non ho mai potuto farmi capace come sia riuscito a divezzarsi da quel costume che voi sapete…. Ma il conte è padrone di sè e degli altri, di tutto e di tutti, e se vuole una cosa, state pur certo ch'ei sarà anche per farla, e tosto; lasciate dunque che vada dal governatore.

—E sia…. gli rispose il Palavicino; e attirato ancora dal funesto pensiero della madre: Dunque tu hai detto ch'ella sta nella cappella di San Martino?

—Ponete da parte questo doloroso pensiero.

—Dimmi, io vorrei vedere dov'ella fu seppellita!

—Non fate, marchese; lasciate questo doloroso pensiero….