In mezzo al rumor generale udivasi intanto nella sala vicina il martellare minuto e continuo dei fioretti. Attirato da un tal rumore, il governatore si alzò e recossi in quella sala. Entrato che fu, prese, senza parlare, il suo fioretto e il suo stocco spuntato; poi, gettata la sua torva occhiata in mezzo ad un gruppo d'uffiziali che se ne stavano in un canto spettatori:
—Il conte Galeazzo, lor disse, ha scommesso di vincere, a tavola reale, sei partite l'una dopo l'altra; ed io scommetto, scommetto la mia borgognata d'argento, di combattere contro a sei, e di non esser tocco, in mezz'ora, da nessuna delle sei punte.
Nessuno rispondeva; egli perdette la pazienza, e alzando la sua voce nasale, proruppe in alcune bretoni bestemmie.
—Or via, spicciatevi, disse poi, uscite fuori e fatevi vedere, o vengo io stesso a cercarvi collo spadone a due tagli, se il fioretto vi dispiace.
Allora i sei uscirono, si armarono, si coprirono il volto, impugnarono il fioretto, e, come assalitori, si strinsero intorno al Lautrec, il quale stette parato alle prime percosse.
Per quanto fosse il pauroso rispetto che ognuno aveva di lui, pure, come assai destri e valorosi e vanitosi, non avrebbero mai voluto lasciargli quel vanto, onde si disposero a combatterlo con tutta la forza e l'accorgimento possibile. Fu notata l'ora: mezza ne doveva trascorrere, gli assalti incominciarono.
Quella sensazione di ribrezzo e quasi di orrore che subiva chiunque, parlando al Lautrec, era costretto a guardar la sua faccia, tosto cangiavasi in una gradevole sensazione, quando le bellissime forme del suo corpo si atteggiavano pel combattimento. Non avendo ancora oltrepassati i quarant'anni, trovavasi nel pieno possesso della sua straordinaria forza, e il continuo esercizio aveva data tale elasticità a' suoi nervi ed a' suoi muscoli, e tal prontezza di movimento alle sue membra, che allorquando la celata e la visiera gli coprivano la capellatura, che già cominciava ad incanutire, e la sconciata sua faccia pareva non toccasse sei lustri. E coloro in fatto, i quali l'avevan conosciuto assai giovane, si figuravano di vedere ancora, di sotto alla celata, quelle linee eleganti e virili che a lui avean procacciate tali avventure, di cui adesso la ricordanza gli bruciava l'anima.
E applausi non consigliati nè da rispetto nè da timore si alzarono replicate volte intorno a lui, quando con quella sua straordinaria maestria, scansando le sei punte sovra di sè, toccava gli altri quasi a ciascun colpo. Allorchè poi l'ultimo dei trenta minuti fu sorpassato dalla sfera dell'orologio, un grido sorse da tutti i punti della sala e i battimani andarono alle stelle.
Eran questi i momenti in cui, per quell'unico pertugio dell'amor proprio, si rinnovava l'aria corrotta della sua vita infelice.
Vinta la scommessa, gettò dunque per terra stocco e fioretto, e a ciascheduno dei suoi competitori strinse la mano con atto di tanta affabilità e piacevolezza da farlo parere altr'uomo. E allora fermatosi a caso innanzi ad una targa lucente, e vedutavi riflessa l'elegante e nerboruta proporzione delle proprie membra, parve anche a lui di rimontare molt'anni addietro, cosa che gl'infuse nel sangue un'insolita alacrità.