Così entrò nella sala de' giuochi, e recatosi presso al tovoliere ove trovavasi il conte Galeazzo, mosso ancora da quella straordinaria vivezza di spiriti.
—Noi, disse, noi abbiam vinto una nostra scommessa, caro conte; or tocca a voi a fare in modo che i petardi non abbiano a farsi sentire domani. Che se mai non riusciste a sbancare costui, vi assicuriamo, conte, che voi avrete perduta per sempre la vostra riputazione di giocatore, e anche le campane del duomo suoneranno a distesa per la vittoria del vostro competitore.
—Nego che costui sia mio competitore, disse il Mandello allora. Perchè due uomini sien competitori convien pure che abbian forze eguali. Ma costui mi cade sfiatato fra le braccia, e cinque partite son vinte.
—Cinque?
—E una sei, ecco fatto. Or dite agli artiglieri e ai campanari che possono dormire sino all'anno santo.
E così dicendo si alzò e prese la sua manata di fiorini d'oro.
—Convien confessare, disse allora il vinto, qualche poco mortificato, che a questo giuoco non v'è chi vi possa star contro. Ma è un'ostinazione la vostra di non voler mai giuocare alla zecchinetta.
—Io non getto i danari, bensì li giuoco. Alla zecchinetta anche un bufalo mi sbancherebbe. L'oro mi piace a guadagnarlo, non rubarlo. Qui c'è ingegno e astuzia, e batteva le nocche sulla tavola reale, là non c'è che azzardo. Odio l'azzardo io! Nel giuoco l'ingegno, soggiunse poi quando vide accostarsi il barone De-Forses, nel duello il sangue freddo.
Per comprender la causa per cui il Mandello pronunciò quest'ultime parole appena vide il De-Forses, convien sapere che da molto tempo aspettava un'occasione per punire in qualche modo quel barone francese il quale era l'uomo più laido e più atroce dell'esercito; in quella sera poi gliene crebbe a mille doppi la smania per l'indignazione e l'orrore, onde tutto si sentì rimescolare all'udire il tetro racconto che quel mostro aveva fatto della misera gentildonna da lui medesimo tratta a mal termine. Ma ad ottener l'intento, gli bisognava un pretesto per potersi sbrigar di colui senza che ci fosse apparenza d'odio, nè vi paresse spinto dal desiderio di vendicare i propri concittadini, che di quel modo svelandosi al governatore, gli sarebbe per sempre stata chiusa la via a toccare gli altri e più importanti suoi fini. Essendo dunque alcuni dì prima venuto a contesa con quel barone intorno alle qualità principali che costituiscono il buon schermidore, nè essendosi mai messi d'accordo, gli balenò ora in pensiero di rimettere in campo una tal questione per condurre il De-Forses a ciò ch'egli voleva.
—Sì, disse poi con voce più alta, nel giuoco l'ingegno, nel duello il sangue freddo. E costui, soggiunse tosto battendo sulla spalla del De-Forses e rivolgendosi a tutti, costui sosteneva, che il duello più che il sangue freddo vale il saper giocare di tempo.