—Andate, ammazzatevi pure, e se v'è tal altro qui che voglia imitar costoro, il faccia che farà bene.
Tutti si tacquero, e licenziati da lui con un gesto risoluto, l'uno dopo l'altro si recarono nell'aula vicina, dove si aveva a decidere la terribile scommessa.
Il Lautrec rimase seduto innanzi al cammino affatto solo…. solo e in compagnia dei suoi duri pensieri.
Ed ora che noi pure ci troviamo soli con lui e possiamo considerarlo più dappresso, senz'altro obbietto che ci distragga, un ribrezzo invincibile ne dovrebbe assalire, pensando che se il ducato di Milano da una condizione particolare, che in certo modo era calma, piombò di colpo nel più profondo della miseria e del terrore, fu per opera principale di quest'uomo, di quest'uomo fatale, che affatto solo, nè con istraordinari mezzi, ma spinto dalla sua terribil natura, e talvolta da un certo impulso inesplicabile, al quale, in mancanza di altro, potrebbe darsi il nome di forsennatezza, in sì breve spazio di tempo e per così esteso ambito ha potuto recare tal danno al paese nostro da vincer quasi la rapidità e la prepotenza di una lue.
Solo produsse innumerevoli danni, e s'egli non fosse venuto governatore tra noi, è probabile che i nostri sventurati padri non avrebber patito così atroce flagello; pure un senso di giustizia ci costringe a domandare: se ne dovette esser sua la responsabilità, o piuttosto se non ne ebbe affatto, e se adesso non sia debito invece addossarla tutta, quale e quant'è, sui colpevoli omeri di re Francesco. Se quel re non iscrutò e non conobbe l'indole e l'ingegno di un tal uomo prima di mandarlo in mezzo a noi; se, conoscendolo appieno, ne lo mandò egualmente; o se, più che altro, il fece per appagare i desiderii della sorella stessa del Lautrec, supplicante scaltrita; e ai laidi vezzi di una donna sacrificò spensierato il benessere e la vita di due milioni, d'uomini, per noi è incomprensibile il fenomeno, che un tal re, anche dopo sì nera spensieratezza, ed altre tali inassolvibili colpe, sia sempre stato e continui ad essere l'enfant gâtè degli storici.
Ma tornando al Lautrec, egli era nato uomo di guerra, uom di guerra soltanto; fuori di quell'irto campo non era cosa per cui fosse atto. La sua natura di ferro, le sue facoltà disaccordanti, le sue passioni effrenate, l'abitudine a balzare repentinamente da un'eccesso all'altro delle umane cose senza misura, senza ragione, gli vietavano di far bene in una sfera diversa.
Abbiam veduto come a Rimini, facendo l'opposto di quanti Francesi stanziavano in qualche parte d'Italia, fosse scrupoloso nell'osservare e nel far osservare il rispetto agli abitanti di quella città, e fosse eccessivo in vece il suo rigore nel punire quelli tra' suoi soldati che si fossero resi colpevoli della benchè minima violenza. Sappiamo adesso come quell'uomo medesimo, cangiato costume, abbia rilasciato i freni a' suoi luogotenenti, a' suoi baroni, a tutte le sue soldatesche.
La storia, occupandosi di lui, più volte registra un tal fatto, più volte parla delle sue ingiustizie assidue, onde, ad arricchire sè stesso, spodestava i suoi governati. Ma registrando tali cose a chiarissime parole e in più d'un'occasione, passa di volo sul resto, nè molto si occupa dell'intima vita del Lautrec, e come e perchè fosse spinto a quelle ingiustizie. Noi però, dopo aver tentato di interrogare anche il silenzio e diradare il buio, e col soccorso di pochi dati di rintracciare il valor delle incognite, possiamo aggiungere altre cose di lui.
Diremo intanto, che di quanti sventurati trovavasi nel ducato di Milano di cui, a quel tempo, non v'era forse, percorrendo tutt'Europa, più desolata contrada, di quanti infelici gemevano oppressi pel duro governo di lui, di quelle sue vittime istesse egli era, senza misura, assai più infelice.
Ciò potrebbe parere esagerazione; ma a quei due milioni d'uomini così tremendamente conculcati, rimaneva tuttavia un barlume di speranza, e le confische medesime non potevano intercettar loro le contingenze favorevoli dell'avvenire. Ma il fondo invece che costituiva il carattere permanente dell'esistenza del Lautrec era la disperazione, quando non si faccia conto delle sue speranze di vendetta, speranze di tal natura, che concorrevano anch'esse a far più acre e più torbida la sua vita. Non saremmo per altro lontani dal credere, che per quelle appunto abbia sollecitato di venire in Italia e d'esser collocato in tal posto che gli rendesse più lungo e più potente il braccio. Sia dunque l'esecrazione sullo stolido suo re, che non indugiò ad aderire a' di lui desiderii; sia lode a Dio, che gliene fece di poi pagar carissimo il fio.