Prima dell'anno 1512 il Lautrec, essendosi sempre innanzi a tutti distinto nelle fazioni di guerra, nè avendo mai altro carico, erasi meritato un nome abbastanza onorato: nè, fuori di quegli impeti procellosi a' quali talora andava soggetto, non aveva mai fatto cosa che soverchiasse i confini della ragione. Ma da quell'anno di terribile memoria cangiò al tutto natura, divenne incomportabile a chi l'avvicinava, e da principio si credette avesse il suo cervello dato di volta affatto.

La violentissima passione che avealo investito per la duchessa Elena, signora di Rimini, l'essere stato da lei rifiutato nel punto stesso in cui credeva fosse per compiersi ogni suo desiderio, e per colpa, come egli stimava, del Palavicino, cui odiava di un odio al quale le parole non arrivano; le ferite che oscenamente gli aveano deturpato il viso, e per le quali tuttodì s'accorgeva di quanto ribrezzo fosse causa a' risguardanti, erano più che sufficienti cagioni per isconvolgere un'esistenza come la sua, tessuta di passioni e d'atrabili, eccessivamente eccitabile per amor proprio, e di continuo tormentata dalla smania di piacere, smania che, fin dal suo primo ingresso nel mondo, sempre gli era stata lusingata dalle sue virtù cavalleresche, e dalla sua virile ed aitante bellezza.

Parrebbe che in uomo di sì ferrea tempra quale era il Lautrec, quest'ultima causa avesse dovuto esser troppo frivola e troppo debole per operare su di lui; troppo frivola potrebbe esserlo stato, troppo debole non lo fu; e il più degli uomini danno al proprio esteriore maggiore importanza di quello che si crede e che, per verità, non dovrebbero se fossero ragionevoli. Ma è calda ancora la memoria di un alto ingegno che tormentavasi, ed era infelicissimo per un lieve difetto del corpo; però non deve far troppa maraviglia che la deformità di Odetto, se non la prima, fosse una delle terribili cagioni dell'assidua sua tristezza e disperazione. E tanto più in quanto appunto egli era stato bellissimo, e di quel tempo avea promossi gli affetti e le passioni di quel sesso che ora, sebbene a suo dispetto, e per quanto si sforzasse dissimulare a sè medesimo continuava tuttavia ad idolatrare in segreto.

S'ei fosse nato deforme, nè mai avesse posto il senso a talune voluttà della vita, non avrebbe nemmeno provato sì acuto dolore nel dividersi da esse; pari al cieco nato, in calma avrebbe sopportato la sua privazione, e come l'uomo cresciuto nella miseria, forse si sarebbe appagato del poco che la fortuna avesse voluto concedergli; ma egli era nella condizione di un re spodestato, spodestato per sempre, spodestato e schernito e tuttavia superbo.

Dal momento che gli sorse nell'animo quell'odio implacabile per la duchessa Elena, odiò con lei tutte quante le donne, le odiò di quella guisa istessa onde odiava lei; le odiava cioè, idolatrandole come idolatrava la duchessa che tanto abborriva. E come s'accorse che per la propria deformità era stato da lei ributtato, da quell'istante scansò di trovarsi con verun'altra donna; le fuggiva tutte costantemente, espressamente, portando tuttavia dentro di sè il desiderio roditore di avvicinarle. E il pensiero che avrebbe loro destato una repugnanza invincibile, era quel medesimo che gliele faceva poi tanto abborrire, e godeva in sè stesso nel vagheggiar qualche modo per poterle tormentare.

Ma egli era troppo orgoglioso per farlo, troppo orgoglioso per farsi scorgere ch'egli avesse un pensiero di loro; avrebbe voluto che altri il facessero per lui.

E venuto in Italia, avuto in propria balia il ducato di Milano, trovandosi possessore di quante bellezze contava Lombardia, pure non si degnò mai di accostarle, non volle che gentildonna mai fosse ammessa in palazzo; ma godette di avere sotto di sè tante soldatesche sfrenate, godette di poter loro liberare il guinzaglio; e lo fece, e lor disse:

—Andate, e dovunque lasciate i segni della violenza.

Vergognava di porsi egli stesso agli atti brutali, nessuna matrona, nessuna sposa, nessuna fanciulla ebbe mai torto un capello da lui; ma gioiva che gli altri facessero strazio di quelle splendide e superbe beltà che, docili a lui un tempo, or l'avrebbero ributtato schifandolo; gioiva che gli altri calpestassero inesorabilmente quei tesori ch'egli per sempre avea perduti.

Soltanto su d'una donna egli si riserbava di fare da sè le proprie vendette, ed era in questo pensiero ch'egli passava gran parte del dì, gran parte delle notti; che li passava tormentandosi nella ricerca d'un mezzo che tosto il portasse a toccare il suo intento.