Ed ora l'idea che forse quella sera gli poteva esser condotto innanzi, cominciò ad occuparlo tanto, da renderlo smemorato d'ogni altra cosa, ed all'insorgere dei dubbi che a mille ne generava il suo desiderio medesimo, si sentì agitato da tale impazienza, che più non bastava a mantenersi calmo. Vagheggiando poi il supposto, che il Palavicino avesse a cader negli agguati, proponeva e rigettava partiti sul genere di vendetta che avrebbe potuto trarre di lui, e come ne avrebbe mandato notizia alla duchessa Elena, e con che nuove minacce l'avrebbe atterrita… E in questi pensieri era così profondamente immerso, che non udiva neppure il martellare dei ferri che facevasi nell'aula contigua, nè in ultimo il suono prodotto da una subita caduta, nè quell'alto ed unico grido nel quale s'eran fuse le voci di tanti uomini. Soltanto quando a furia rientrarono nella sala i cento suoi commensali facendo tal rumore che le vôlte ne rintronarono, volse un momento la testa. Vide allora il conte Galeazzo Mandello che rientrava anch'esso per l'ultimo, assai pallido, contraffatto, tutto coperto di sudore, che s'andava asciugando.
Dopo una lunga e faticosa lotta, era al Mandello riuscito di stendere il suo avversario in terra e di vincere la scommessa.
Alla di lui comparsa si tolse un momento il Lautrec da' soliti propositi, e avendo benissimo compreso com'era andata la cosa, dopo aver guatato a lungo il Mandello:
—Avete dunque vinto! gli disse con voce agra.
—Ho vinto; però durai qualche fatica.
—Da quanto tempo avete voi pensato a questo vostro colpo? gli chiese allora il Lautrec.
Il Mandello fu sorpreso da tal domanda, ma subito rispose:
—lo non vi comprendo, eccellenza.
—Comprendo io voi! disse il Lautrec e stette per qualche tempo a fissare il conte, che fissò lui.
—Voi avete sempre odiato il De-Forses! soggiunse poi il governatore.