Manfredo Palavicino, assalito un momento prima, mentre senza scopo e all'impazzata andava avvolgendosi in un labirinto di viottoli, da quei tre che abbiam veduto affrettarsi sui passi suoi e che finalmente s'erano risoluti, assalito all'impensata, e quand'egli era tutto immerso ne' suoi pensieri e nella sua disperazione, a malgrado della resistenza che macchinalmente vi aveva opposto, era stato preso e tostamente tratto al palazzo ducale. Così cadde nelle insidie del Lautrec, dopo averle tante volte scansate. L'amore unico che portava a sua madre aveva respinti i consigli della fredda prudenza, ed egli stesso era corso incontro al proprio pericolo. Al numeroso volgo potrà parere debolezza imperdonabile, ai pochi venerabile infortunio. Vi hanno tali posizioni nella vita, in cui per sentenza del più degli uomini, fu stimato necessario l'assoluto e tirannico dominio di una virtù sola, innanzi alla quale tutte le virtù subalterne debbono tacere, il dominio d'una virtù dura e inflessibile, quasi non compatibile coll'umana natura, dalla quale tutte le passioni, anche le generose, debbono necessariamente esser messe in fuga. In una tale posizione trovavasi il Palavicino, ma per offrire all'incontro in sè lo spettacolo di un uomo che, tendendo per risoluzione deliberata della volontà ad un gran fine, lungo il cammino è impedito non solo dagli esterni ostacoli, ma sì anche dalle intime lotte dell'animo, ed a risolvere il problema se, attraverso a tanti ostacoli, sia mai possibile ad uomo di toccare i supremi intenti nella vita.
Ma il Lautrec avea toccato il suo. Dopo tanti sforzi falliti per impadronirsi del Palavicino, dopo aver prezzolati sicarj che non seppero rispondere al mandato, dopo aver messa indarno un'ingente taglia sul capo di lui, finalmente aveva potuto ghermirlo con un'insidia astuta e perfida.
La gioia che gli venne per tale avvenimento fu di quelle che di rado provano gli uomini; ma come l'ebbe assaporata per alcuni momenti, condotto dall'istessa sua gioia a considerare il passato, senti vergogna di aver dovuto ricorrere a mezzi così vili, per raggiungere il suo fine; e il pensare che, di tal modo, l'uomo che odiava veniva di tanto a ingrandirsi al cospetto dell'universale, di quanto egli si abbassava, tosto gli mise il dispetto nell'animo. Avrebbe voluto che sul Palavicino insieme alla sventura cadesse anche il vituperio, perchè in faccia alla duchessa Elena comparisse così una cosa vilissima. Ma il fatto troppo si opponeva a questo suo desiderio, ed ora che il Palavicino era in sua piena balia e di lui potea fare ogni strazio, la scomparsa d'ogni ostacolo quasi gli fece smarrire ogni entusiasmo…. e d'uno in altro pensiero, cercò se mai si potesse trovare un modo di purgarsi della taccia di traditore, per far cessare qualunque accusa, e conseguentemente per togliere ai Palavicino, se fosse stato possibile, anche la grandezza della sua disgrazia.
Un lampo gli balenò nella mente; pensò ch'ogni supplizio era inutile, ch'eravi un mezzo per rendere il Palavicino spregevole in faccia al mondo. Dare ad intendere d'averlo tirato a Milano non per altro che per costringerlo alle vie dell'onore, offerendogli di battersi seco colle armi della lealtà, e nel punto stesso di toglierlo di mezzo, vestire colle apparenze di una generosità straordinaria lo sfogo della propria vendetta. Lo stesso desiderio di togliere colle proprie mani la vita all'uomo che odiava, lo aveva aiutato a far l'astuto disegno; d'altra parte era tanta la sicurezza che aveva di sè stesso, che non poteva nemmeno ammettere il dubbio non fosse il Palavicino per rimaner soccombente. E la cosa era così infatti. Per quanto il giovane Manfredo fosse valentissimo nel maneggio dell'armi, da aver pochi eguali, tuttavia non poteva dipendere che da un prodigio la salvezza di lui, e lo star contro al Lautrec colla spada in pugno era quasi come mettere il capo sotto il tagliente del patibolo. Del resto, ogni uomo ragionevole comprenderà che il Palavicino non veniva ad impicciolirsi per nulla, se, nella gara della forza fisica, era tanto inferiore all'altro.
Il Lautrec erasi dunque gettato a sedere, volgendo in mente il nuovo disegno, quando gli sovvenne che si attendevano appunto i suoi ordini pel modo da comportarsi col suo prigioniero il quale stava ancora in palazzo. Nel primo momento che gli fu annunziata la cattura di lui, affrettatosi a lincenziar tutti per trovarsi solo, non aveva avuto il tempo di recarsi a vederlo; ma ora gliene venne una gran voglia, la voglia di guardare a lungo l'uomo che da tanto tempo aborriva, e che oramai non era altro che la sua vittima certa. Chiamò dunque un soldato—Mi si conduca qui il Palavicino in sul momento—gli disse. Il soldato partì.
Correvano sette anni da che il Lautrec si era trovato col Palavicino sul mare, presso a Rimini, la prima volta in cui l'avea veduto; ora stava per vederlo una seconda volta. Un'ansia strana provò in quest'aspettazione. Quando al rumore che fecero gli usci nell'essere sbattuti, s'accorse che qualcheduno veniva, si alzò. In tutti que' suoi moti e que' suoi atteggiamenti c'era qualche cosa d'indefinibile che molto somigliava ai moti d'istinto delle belve. La porta finalmente si aprì; egli vi gettò lo sguardo avido…. vide e tremò…. tremò; tanto la vista di Manfredo gli mise un sussulto, un orgasmo insolito in tutte le fibre, e fu a un punto di gettarsegli contro come per farlo in brani. Pure le tendenze dell'uomo vinsero gli istinti ferini e si contenne, e dissimulò e cercò anzi di far venire sul labbro le parole più calme. Così comandò d'uscire a coloro che avevano accompagnato il Palavicino; e rimase da solo a solo con lui.
Lasciò passare qualche momento, poi si volse a gettare un'altra occhiata su di esso, quasi per avvezzarsi a sopportarne la vista, ma non potè, e tosto si rivolse. Finalmente parlò, pur continuando mentre parlava a guardar la fiamma che gli ardeva dinanzi:
—Son sette anni che ti cerco, marchese; sette anni che sospiro di trovarmi faccia faccia con te…. E ora sei qui…. però, se sei ragionevole, capirai che non v'è più speranza…. La legge parla chiaro e forte…. Tu sei un ribelle….
Qui fece un momento di pausa.
—Pure hai da ringraziare Iddio, continuò, ringraziarlo dell'odio stesso che ti porto, ringraziarlo, perchè se tu mi fossi indifferente, tosto saresti gettato in bocca della legge, e a chi tocca tocca; così invece voglio che la giustizia ti ceda a me, e francandoti del resto, altro non pretendo se non che la tua spada abbia a toccare la mia; questa sola, e il destino, decideranno dunque di noi. Ora se hai qualche cosa a dirmi, parla.