Appena il conte Mandello, che nel lasciare il Lautrec aveva udite le sue parole ed erasi martellato il cervello per trovar loro una spiegazione, si fu ridotto al proprio palazzo e sentì dal maggiordomo che il Palavicino era giunto in Milano quella sera stessa, è troppo facile ad immaginarsi com'ei rimanesse a tale notizia, e come, dopo aver udito i dubbi e i timori del maggiordomo, che gli raccontò tutto quanto era successo, dovesse comprender tosto il significato delle parole del governatore, e chi era l'uomo caduto nelle sue mani. E fu per modo alterato da tal nuova, che non seppe trattenersi dal rimproverare violentemente il maggiordomo di non aver impedito al Palavicino di uscire, e pensando ch'ell'era una sventura, a cui non potea trovarsi il riparo, n'ebbe un rammarico estremo.
Ritiratosi nelle sue camere, non potè per tutta notte chiuder mai occhio, tanto la sua mente lavorò di continuo intorno a quella terribile avventura. Pensò se a lui fosse mai possibile di placare gli odii del governatore, e sospirò spuntasse l'alba per recarsi tosto al palazzo ducale. Ma una tale speranza gli parve poi la più pazza cosa del mondo, considerando l'inflessibile natura del Lautrec, e si volse ad altro, e di pensiero in pensiero mise in campo infiniti partiti per riuscire in qualche modo ad attenuare la sventura del Palavicino, e si sforzò con tutta l'acutezza della propria mente a cercare qualche mezzo a liberarlo dalle mani del Lautrec. Ma la difficoltà, per non dire l'impossibilità, di trovarne uno, gliene fece più d'una volta deporre il pensiero, e più d'una volta finì a conchiudere, che altro non gli rimaneva che di compiangere l'amico e di continuare nella sua regola di dissimulazione, per non mandare a vuoto anche il resto. Tuttavia il lavoro della mente non avendo avuto mai posa un'istante, gli fece finalmente balenare innanzi un partito. Lo considerò, vi si fermò sopra, gli parve possibile, quantunque d'esito incertissimo e assai pericoloso. E ciò gli mise tanta agitazione nel sangue, che dovette alzarsi ed attender l'alba passeggiando per la camera. Pure, quando spuntò, vide che non gli era conveniente il recarsi a quell'ora a palazzo, e che per colorire il disegno gli bisognava dissimulare e recarsi presso al Lautrec intorno alle ore consuete degli altri dì, e aspettare che colui parlasse il primo; far tutto ciò insomma che desse a divedere ch'egli non si prendeva gran pensiero del Palavicino. L'ansia che provò in tutto quel tempo che dovette aspettare fu certamente straordinaria, come straordinaria fu la fermezza, onde seppe dominarsi per non tradir l'amico e sè stesso. Venne il momento, alla fine, di recarsi a palazzo. Quando mise il piede sotto gli atrii del gran cortile il cuore gli battea sì forte che parea volesse scoppiargli, ed era questa la prima volta in sua vita che provava una tal cosa; ma di fuori vestì la massima impassibilità, e prima di andare dal governatore s'intrattenne con qualche soldato ad interpellarlo intorno a tutto quello ch'era avvenuto la notte prima. Che il Palavicino fosse stato catturato e condotto in palazzo era noto a tutti, noto era parimenti ch'esso trovavasi tuttavia prigioniero nelle stanze del Lautrec; ma non sapevasi ancor nulla della risoluzione presa dal governatore.
Il conte Galeazzo si recò dunque difilato da lui. cosa che da molto tempo solea fare per abitudine, Innanzi che gli fu, lo guardò del suo occhio scrutatore per vedere come stesse di dentro. Non vi era uomo che più del Lautrec mostrasse in volto le più interne agitazioni dell'animo: vi lesse dunque quel che vi dovea leggere: e sapendo ch'esso non avrebbe saputo trattenersi a lungo dal raccontargli ciò ch'era avvenuto, pensò di lasciar parlar lui per il primo.
E non passò infatti molto tempo, che il Lautrec guatando il Mandello con una espressione particolare:
—Non avete nessuna cosa a dirmi, conte?
—Non avrei nulla, eccellenza.
—Non sapete dunque quel ch'è avvenuto qui dalla notte passata in poi?
—Ah!…. lo so benissimo… Me ne disse ora appunto qualche cosa il
De-Guigne.
—E così?
—E così peggio per colui. Non so che dire, la sua stolidezza mi fa più dispetto assai di quello che la sua disgrazia mi faccia compassione. S'egli medesimo ha messo il collo nel laccio e ha stretta la corda, tal sia di lui.