"Non crediate intanto trovar scusa in faccia agli uomini, protestando ch'era vostra intenzione di battervi col Palavicino; dopo che avete prezzolati sicari per farlo assassinare, dopo che con perfido mezzo l'avete tirato nell'insidia, non avete più nessun diritto all'altrui fiducia; se aveste sempre operato di lealtà, se aveste fatto sapere al marchese che volevate battervi seco, egli avrebbe con sollecitudine attraversata Italia per non mancare all'invito; egli che lo desiderava, egli che avrebbe fatto sagrifizi per cercar voi, ma così è tutt'altro. Ma il Palavicino deve ora provvedere a scansar l'armi dell'ingiustizia e del tradimento; ora veniamo a ciò che importa: vostro figlio vi sarà restituito il dì stesso che il Palavicino sarà restituito a me ed alla sua patria: fate dunque ch'ei sia condotto a Reggio; io sarò nel palazzo del governatore, là il figliuol vostro sarà consegnato a chi ne terrà il mandato da voi; vi do tempo tre dì, guai se questi trascorressero, vostro figlio non vivrebbe più. Afrettatevi dunque."

Conte Mandello.

La lettera fu subito consegnata al corriere il quale dopo aver ascoltati tutti gli ordini del conte, partì sull'istante per Milano. Il Mandello risalì anch'esso nella paravereda, e continuò il viaggio per Reggio, città che avea scelto di preferenza perchè conosceva Francesco Guicciardini, il quale n'era stato eletto governatore pel papa.

CAPITOLO XXII

Il corriere cavalcò tutta la notte, e non giunse a Milano che un'ora prima dell'alba; facevano ancora le più fitte tenebre, ma, come gli aveva raccomandato il conte, si trasferì tosto al palazzo ducale. Fermatosi innanzi alla maggior porta, parlò ad un soldato, disse avere con sè una lettera della più grave importanza, da consegnare a sua eccellenza il governatore; così fu tosto condotto dentro.

Nel palazzo, a quell'ora, che in ogni altro dì dell'anno tutto riposava, appariva in questa circostanza un gran disordine; si vedevano ufficiali, soldati, famigli, in volta per le scale, per gli atri, pe' cortili, che s'interrogavano alla sfuggita che si stringevano nelle spalle, che si fermavano a crocchi; si vedevan lumi comparire e scomparire di volo dietro le vetriere de' finestroni; tutto era in gran movimento come fosse di giorno.

Soltanto in una grande anticamera degli appartamenti superiori, tre servi se ne stavano in gran silenzio origliando ad un uscio.

—È da due ore che non si risente, diceva uno sotto voce, io non so cosa pensare.

—Stà, mi pare d'aver udito un respiro.

—Vorrà essere un avvenimento inaudito, ma quest'uomo morirà di rabbia e d'affanno….