—E d'amore… credilo a me.

—Darei la metà del mio sangue, perchè mi fosse dato di condurgli dinanzi il suo Armando, come Dio è vero, la darei.

—Ma il povero Dênis intanto dovette dar tutto il suo.

—Fu un'atrocità senza esempio.

—Zitto.

—Come poteva esso sospettare, che l'italiano lo avrebbe ingannato a quel modo?

—Questo lo penso anch'io; ma come non si può non scusare sua eccellenza, se la disperazione lo ha fatto uscire di senno?

—Non è la prima volta.

—Senti, Vautrin, se io avessi a vivere mill'anni, in mille anni non saprei mai dimenticare il furore onde fu trasportato sua eccellenza, quando domandato d'Armando, seppe che non era in palazzo e ch'era stato condotto via dal conte Galeazzo. L'aspetto di lui in quel momento fu tale che a pensarvi, sempre mi farà raccapricciare d'orrore.

—Taci, nè io pure ne sopporterei la memoria; ma in vero l'eccesso del suo dolore mi fa pietà, più che il furor suo mi faccia spavento…. Quest'uomo, che fa tremar tutti… e alla cui comparsa non v'è chi più ardisca di parlare… quest'uomo… io l'udii piangere e singhiozzare… Ciò mi ha fatto tal senso… che a me pure vennero le lagrime agli occhi… e mi sentii tutto intenerito, non so cosa dire…