Come rimanesse a tale notizia, è facile pensarlo. Gli rinacquero tutte le speranze, e in quelle afflizioni medesime gli parve d'aver rinvenuto una forza novella, e così discese col castellano.

Ma quando dagl'istessi uffiziali che gli si mostrarono assai cortesi, seppe com'era andata ogni cosa, e come il conte Galeazzo Mandello s'era condotto seco a Reggio il figlio del Lautrec per salvar lui, e che adesso egli era atteso in quella città stessa, nel palazzo del governatore, dall'amico che per lui aveva messo a repentaglio la propria vita; per quanto fosse forte la gratitudine e la tenerezza che provò in quel momento, pure non seppe determinarsi ad accettare quella via di scampo. Gli parve di abbassarsi troppo in faccia al Lautrec, di avere così a sembrar troppo piccolo in faccia ai proprii concittadini ed all'Italia tutta; d'altra parte gli era entrata così forte la persuasione che per una determinazione espressa di chi è superiore alle fortuite combinazioni degli umani eventi, egli fosse venuto a Milano per trovarsi faccia faccia col Lautrec, per battersi seco, e forse per liberare il paese dell'atroce flagello di lui, che coll'accettare quel partito gli sembrò mancare al proprio ufficio. Però, dopo un forte contrasto, volto agli ufficiali:

—Prima di venire con voi bisogna ch'io dica qualche parole al governatore, egli si esibì di battersi con me. Non sarà mai ch'io voglia sfuggire ad una tale occasione; conducetemi dunque da lui.

I tre ufficiali gli rimostrarono come una tal cosa fosse impossibile, trattandosi che se passavano i tre giorni la vita del figliuolo del governatore ne andava di mezzo.

—Io provvederò anche a questo, rispose il Palavicino; conducetemi dunque tosto da sua eccellenza, se non volete che si perda il tempo inutilmente.

Gli ufficiali non seppero opporsi.

Quando al Lautrec fu annunziato chi era venuto in palazzo per parlargli, ne fa così maravigliato, che non sapeva cosa pensare. Uscì però di fretta delle sue camere, e venne in quella dov'era stato condotto il Palavicino.

Neppure questa volta seppe dominare quell'avversione invincibile che provava vedendo colui, e gli prestò orecchio rivolgendo altrove lo sguardo.

—Io non mi parto di Milano, disse allora il Palavicino in tuono alto, se prima non ho incrocicchiata la mia colla vostra spada. Voi me ne avete fatto l'invito per il primo; però vi esorto a mantener la parola.

Al Lautrec crebbe a più doppj la maraviglia…. ma il pensiero che ad ogni ora che passava sempre più cresceva il pericolo del proprio figliuolo gli chiuse il labbro ad una risposta e lo atterri.