Il Palavicino, che se ne accorse, continuava:
—Se temete per la vita del vostro figlio, fate ch'io possa scrivere una coppia di righe al conte Galeazzo Mandello… lo pregherò a protrarre il termine alla sua risoluzione. Un corriere potrà recargli di volo la mia lettera.
Il Lautrec si volse a tali parole…. guardò dal capo alle piante il Palavicino…. per un istante fuggevolissimo sentì per colui una sensazione quasi di simpatia, di gratitudine, di tenerezza…. Fu un lampo però… e l'odio tornò colla solita insistenza. Disse poi:
—Scrivete dunque!
Il Palavicino scrisse la seguente lettera:
"Caro conte!
"Dell'atto generosissimo onde hai dato prova della amicizia unica che hai per me, ed al quale ogni gratitudine sarà sempre minore, non posso valermi per ora. Prima di mettermi sulla via dello scampo che tu mi hai aperto, ho fermo di battermi col Lautrec. È questa una necessità… Mancherei a me, alla patria, a tutti se io evitassi un simile incontro. La mia fede non ha limite in questo punto, perciò non so cosa non affronterei. Intanto non fare offesa al fanciullo Armando… e solamente, quando sien passati sei dì senza ch'io te ne scriva appositamente, fa di lui quel che ti parrà meglio. Se non foss'altro, un tal pegno costringerà il Lautrec alla lealtà. Addio."
Il Lautrec lesse una tal lettera con fremito, si volse al Palavicino, e disse:—E se voi rimarreste sul terreno?
—Non mi potrà mancar tempo di scrivere un'altra coppia di righe al conte.
Il Lautrec tacque, e tosto fatto commettere il foglio ad un corriere perchè lo recasse alla sua destinazione, si ritirò.