—Ora, illustrissimo signore, se per mandare a termine que' progetti che insieme al Morone avevate concepito a pro della nostra cara Italia, vi occorre di un uomo per collocarlo al posto il più pericoloso, fate conto su di me. Vi supplico anzi, vi scongiuro a cercarmi un tal posto. Io di presente non ho altro desiderio al mondo che questo.
Il Guicciardini a tali parole stato per qualche poco in silenzio.
—Se non avete altri desiderj, rispose, vi conforto dunque a non attender altro che il momento opportuno.
A questo punto, uno dei tre ufficiali francesi che avevano accompagnato il Palavicino a Reggio, e che nel primo incontro dei due amici s'eran fermati sull'uscio della camera, si fece innanzi e voltosi al conte Galeazzo Mandello:
—Signore, gli disse in francese, credo inutile il parlarvi della vostra fede di cavaliere; ma vorrei sollecitarvi a consegnare a noi tre, che ne abbiamo espresso mandato dal governatore Lautrec, il fanciullo Armando, e a fare quello che avete promesso nella vostra lettera.
Il Guicciardini che prestò orecchio a queste parole senza mai allontanarsi dalla propria tavola, fe' allora un cenno al conte Galeazzo, se lo chiamò vicino.
—Che cosa avete promesso, gli disse sottovoce, in codesta vostra lettera?
—Per verità ciò appunto che costoro domandano.
—Va benissimo; ma una tale promessa l'avete fatta prima che succedesse il duello… e una condizione della promessa medesima era anzi che codesto vostro concittadino fosse incontanente fatto condurre qui. È ella così la cosa?
—È così infatto.