—Dunque se il duello è avvenuto, le circostanze si son mutate al tutto e il patto non terrebbe più….
—A che vorreste condurmi?
—A questo, che il fanciullo del Lautrec non si debba restituire. È un pegno troppo prezioso. Voi non sapete, caro mio, quante difficoltà, quante lungherie, quanti impacci, quanti pericoli si scanserebbero per codesto fanciullo.
—Capisco; ma qui il Palavicino credo siasi impegnato egli stesso. Io non sono già uomo che la guardi tanto pel sottile, quando il bisogno incalza… quando è estremo… ma in questo punto, illustrissimo, non dubiterei a restituire il fanciullo… Pure udiamo il Palavicino…
Il Guicciardini crollò la testa e non rispose…. Al Palavicino fu detto di che si trattava.
—Si stia alla promessa, si stia alla promessa! esclamò tosto che udì la cosa… Che non si abbia a dire, che noi Italiani ricorriamo sempre a questi astuti mezzi. Ne ho fatto promessa io pure, disse poi per escludere affatto il nuovo partito del Guicciardini.
—Quando ne avete fatto promessa, conviene attenerla, disse allora il Guicciardini dando subito di volta al discorso. Io credeva non vi foste strettamente impegnato,
Così il figlio del Lautrec fu rimandato.
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Riassumiamo adesso gli effetti che sono scaturiti da quanto abbiamo raccontato. Il Palavicino, allontanatosi da Roma, dove in sè stesso aveva esibita la prova del quanto la condizione prospera di un paese che degenera in mollezza, influisca anche sulle anime forti così da non farle parer più riconoscibili, arrivato a Milano, nello spettacolo dell'altrui miseria, nella propria angoscia, nell'estremo pericolo in cui ebbe a trovarsi avvolto, trovò gli argomenti per rialzarsi affatto e per ricuperar tutta la sua virtù. Ma nelle di lui generose aspirazioni avea bisogno di qualche cosa che rendesse noto il suo nome a tutti gli Italiani, che altamente lo segnalasse, per trovar poi la fiducia necessaria a suo tempo e luogo; e il duello avuto col Lautrec, di cui venne a correr la voce per tutta Italia, gli conciliò appunto quella popolarità e quella stima di cui aveva d'uopo. Per verità che il Palavicino ebbe a lodarsi della sorte più che di se stesso; ma l'aver saputo tener conto della lezione della sua stessa sventura, e l'aver ricuperato la propria forza allora appunto che il più degli uomini l'avrebber forse perduta, basta per meritargli la lode dei buoni.