Intanto che ferveva la gara di quelle gioconde canzoni, egli si fece dare un liuto da uno dei giocolieri ch'erano stati introdotti ai banchetto, e stette aspettando che venisse il momento anche per lui.
Avendo, quand'era giovinetto, frequentato a Milano il conservatorio di musica fondato da Lodovico il Moro (come voleva il costume e la voga in cui allora era salita quell'arte) e dallo Scandiano Monteverde avendo ricevuto lezioni di canto e di liuto, egli n'era uscito gran dilettante in quest'arte, che abbandonò poi affatto per le altre cure più gravi. E fu questa la prima volta che pensò di non aver gettato il suo tempo al tutto. Però, quando le ultime note di una giocondissima canzone vennero svenendo per l'aria, egli che non aveva mai aperto bocca in quella notte, si alzò allora gridando—Or tocca a me—e toccando della mano il liuto, con maestri e forti passaggi comandò l'attenzione.
Se non che quel tono grave e severo contrastò colla gioconda direzione dei pensieri di tutti, che in sulle prime ne ricevettero una sensazione quasi sgradevole. Ma la maestria vinse poi gli animi, ed egli allora con voce chiara e sonora, ma tremolante di una commozione che non seppe dominare, si mise a cantare in dialetto quella canzone che alcuni dì prima aveva udito in Milano dalla povera filatrice
I campann d'or e d'argent Hin in del pozz de sant Patrizi ….
col resto della strofa, e con tutte le altre di quel lugubre canto lombardo che la tradizione non seppe portare intiero fino a noi.
La nota musicale è di una efficacia senza pari, e più che l'eloquenza della parola, pulsando i sensi, soggioga per quel veicolo i cuori. Se poi la nota sia resa da una voce umana, la quale riceva le sue inflessioni da un forte affetto che profondamente sia radicato nell'animo, allora l'effetto è intero, è prepotente… Così quanti milanesi trovavansi a quel banchetto, tutti, a quel suono, a quella voce, a quel canto, a quelle parole, che tante volte nella loro città medesima erano ad essi suonate all'orecchio, si sentirono correre i brividi nel sangue… fu uno sconvolgimento repentino dei pensieri di tutti,… Alla mente di ciascuno si appresentò la squallida scena della patria lontana… l'allegria cessò di colpo.
Il Palavicino toltosi allora di là, restituito il liuto al giocoliere, si confuse tra la folla e scomparve.
—Chi è costui? domandarono allora ad una voce il Crivello, il Torriano, il Moriggia, il Ferreri, il Vimercati ed altri nobili milanesi rivolti al conte Birago. Chi è costui? Egli è venuto qui con te!
—E con me! gridò il conte Mandello che mai non s'era tolta la maschera dal volto, e che si tolse allora. Qui il conte Birago non lo conosce affatto, ma lo conosco io e rispondo per lui. Potete viver tranquilli.
Tutti, vedendo il conte Mandello fecero le più alte maraviglie, e non sapevano credere a' propri occhi.