Il conte Birago partì; il Palavicino e il Mandello si rimasero per dar perfezione al loro disegno.

CAPITOLO XXIV

Il giorno successivo tutta Venezia fu in movimento per le feste che la notte doveansi tenere a Chioggia, e verso il mezzodì, quasi potea dirsi che la popolazione dei palazzi e delle case si fosse traslocata intera nelle galere, nelle barche, nelle gondole, per trasferirsi colà. Il Mandello era partito fin dalla mattina per fare, nelle vicinanze di Chioggia, que' preparativi che richiedevano i disegni concertati col Palavicino e col conte Birago, i quali si misero poi nella barca insieme a' compatriotti, quando già tutte le altre vogavano da un'ora sul mare. Al Birago era riuscito di condurre le cose in modo che quanti patrizi milanesi erano allora a Venezia, tutti si raccogliessero insieme, ad eccezione di que' venti o trenta che seco avevano moglie e famiglia, pe' quali non si trovò nessun partito che paresse opportuno. Coloro però che s'erano uniti in convoglio passavano il centinaio, numero più che sufficiente pei fini del Palavicino, il quale, a non porvi inciampo, e a far nascere verun sospetto, coperto della maschera, erasi confuso coi giocolieri, i zanni, le maschere, alle quali ad arte fu concesso un posto nella barca comune.

Il lungo tratto di canale e di mare che è tra la città e i murazzi, presentò quel giorno uno spettacolo di una grandezza e varietà veramente straordinaria; e quando si abbassarono sul mare le prime ombre delle notte, i fuochi che improvvisamente comparvero ai mille punti di quella specie di città galleggiante, e che correva rapidamente, fu un colpo d'occhio da vincere qualunque immaginazione. Era in longitudine uno spazio di sei miglia buonamente, tutto coperto da una densissima fila di gondole e di barche che si succedevano senza interruzione. Le voci, le grida, gli evviva, i canti di più di centomila persone che si trovavano in esse, i suoni delle ribebe, dei cimbali, dei liuti, della pive, generavano un frastuono vasto, incessante. L'acqua del mare raddoppiava pel giuoco della riflessione le fiaccole, i lampioni, le torce a vento che ardevano su ciascheduna. I mille colori delle maschere, delle vesti, degli ori, delle gemme veduti a qualche distanza, confondendosi in un tutto screziato e vago, davano l'immagine di un immenso iride che a galla delle acque passasse di volo in linea retta. E a qualche distanza ciò che più faceva impressione era quella confusione appunto di tante voci che grado grado andavan perdendosi per l'aria ed era allora che sul vasto mormorio s'udivano distinti gli evviva più sonori e i canti dei gondolieri che languidamente andavano poi a spegnersi anch'essi in seno delle onde. Il Palavicino avvolto nel suo mantello, che tirava un vento piuttosto crudo del mese di gennaio, non desistendo pur un momento dal pensare a quanto più gli stava sul cuore, non poteva però a meno di prestare anch'esso la sua attenzione a quella scena per lui nuovissima; osservava quegli splendori, ascoltava quelle grida allegre, poi innalzava lo sguardo agli spazi superiori dell'aria dove tutto era calma e si fermava poi a considerare una gran nube che verso mezzodì terminava in una riga parallela all'orizzonte. La zona in cui stendevasi quella nube fece che i pensieri si fermassero in quel punto a Roma, alla duchessa Elena, al suo vicino matrimonio, cosa che gli mise uno strano turbamento nell'animo. Ma intanto ch'egli faceva simili pensieri, gli si mostrò Chioggia che riboccava di luce, e che di tanto in tanto dava avviso di sè con forti scoppi di mortaletti. Il convoglio, vogando affrettatamente toccò la riva, e quanti erano nella barca saltarono a terra.

Il primo con cui tutti s'incontrarono fu il conte Galeazzo Mandello, che stava appunto in aspettazione di loro e non ne faceva le viste.

—Sei qui anche tu? gli disse taluno di quei gentiluomini milanesi.

—Perchè non ci dovrei essere?

—Che cosa so io? Non t'ho veduto cogli altri, e ho detto: colui avrà avuto le sue ragioni per non venire.

—Tutt'altro, avevo desiderio di osservare a lume di sole questi bellissimi luoghi, e perciò vi ho preceduto; ecco tutto.

—Quand'è così va benissimo; e il gentiluomo abbandonato il Mandello, andò ad unirsi alla folla che ristagnando alla porta del palazzo Contarini, tumultuava per entrare.