Ma il Palavicino ed il conte Birago, come scorsero il Mandello che, vedutili, già moveva incontro di loro:
—E così gli domandarono ad una voce.
—E così tutto è pronto; del resto ella era cosa tanto agevole, che non se ne poteva avere alcun dubbio.
—Capisco; ma si sa mai quello che può succedere, e talora ciò che par nulla è il più difficile.
—Ora dovremo attendere anche noi a stare allegri, perchè non è detto che un gran pensiero debba occupare tutte le nostre facoltà, e quand'uno è forte veramente, deve saper far più cose in una volta. Entriamo dunque anche noi, e badiamo sovratutto che i nostri non abbiano a vederci preoccupati.
Il Palavicino, il Mandello, il Birago, passando allora a stento tra quella folla stivatissima, la quale ingombrava la riva e tutta la strada, che dilungandosi da Chioggia metteva al palazzo Contarini, vi entrarono anch'essi.
Ora il lettore non ci farebbe al certo buon viso se con tanta carne che abbiam messa a bollire attendessimo a descrivere parte per parte quelle feste a cui il magnifico Contarini aveva invitato tulli i gentiluomini di Venezia non solo, ma delle città vicine; se attendessimo a far qui il ritratto della illustrissima sposa di lui che ne fu la regina; se volessimo dar qui l'elenco di quante famiglie cospicue così di Venezia che di fuori intervennero colà in quella notte, e a dar la somma di tutte le danze e contraddanze intrecciate da quell'afflusso così straordinario di persone; però portiamo fiducia d'avere ad essere ringraziati se passiam sopra di volo a codeste cose che non fanno per noi. Il nostro Palavicino intanto dovette acconciarsi a passare molte ore di fila in quelle sale e mascherato com'era, e da qualcuno essendo stato notato com'egli se ne stesse sopra di sè, e non s'accomunasse con nessuno, dovette più d'una volta subire la noia d'avere a rispondere alle sfacciate interrogazioni degli zanni che, sobillati dagli altri, tanto più godevano a martellarlo, quanto più s'accorgevano che egli n'aveva dispetto. Spesse volte però il conte Galeazzo Mandello, assai pratico di tali cose, era venuto in soccorso di lui e per le sue rimbeccate, più d'un zanni, e ve n'era di prontissimi, avea dovuto partirsi scornato.
Verso le otto ore di notte, il Palavicino, uscito di palazzo, si recò sulla riva, e cercò del condottiere della barca col quale era venuto.
Trovatolo, s'intrattenne alcuni momenti con lui.
—Credo che tra le nove e le dieci avremo a partire.