—Siamo a tempo; gli altri verranno a momenti.
—Quand'è così, vado a dar gli ordini.
Il conduttore fattosi largo tra la folla, dato un fischio a due suoi marinai che stavano a riva aspettando, disse loro:—Preparate le vele.
I due uomini salirono la barca, e con loro il Palavicino, che s'adagiò dietro un fascio di vele, e stette aspettando.
Dopo una mezz'ora buona, sentì la voce sonora del conte Mandello che gridava:
—È qui, affrettiamoci, che vogliam giungere a Venezia per tempo; e vide poi lui stesso innanzi alla schiera numerosa de' suoi milanesi, che avvolti nelle loro pellicce, ad uno ad uno sfilarono sull'asse che, a guisa di ponte, congiungeva la riva alla barca.
Il Palavicino ne contò novantacinque, e fu soddisfatto di quel numero: gli altri, disse poi fra sè, ci raggiungeranno a suo luogo e tempo; così, imbaccucatosi nel suo mantello, si distese sul fascio delle vele e finse di dormire; nessuno gli badò più che tanto.
Sulla riva, sul mare, entro i moli, cominciò in quel punto la rumorosa faccenda di tutte le barche e le gondole che già cariche di gente stavano per ritornare d'ond'erano venute. Era un gridare, un batter di remi, un darsi la voce da mille parti, un movimento, una confusione indicibile; chi spiccandosi dalla sponda prendeva il largo in mare, chi vogava terra terra, barche da una parte, barche dall'altra. Le direzioni erano molte; quella dei nostri con una rapidità straordinaria prese la sua, mettendosi in coda a coloro che ritornavano alle terre del littorale, a Sant'Anna, all'Adria, a Contarina, a Goro, ed altri luoghi.
La barca dov'erano i milanesi animata da un vento favorevole e piuttosto forte, potè in un'ora di tempo percorrere un tratto di mare, pel quale, senza aiuto di vela, ci sarebber volute più di due ore, e quanto più si dilungava, l'altre barche, con cui era partita di conserva, si andavan diradando sempre più. I nostri, coperti dalle pellicce, stanchi com'erano, s'assopirono in quella specie di sonno leggiero e particolarissimo che fa chiudere gli occhi del passaggero qualche ora prima dell'alba. Eran presso lo undici ore, ma essendo di gennajo, l'oscurità era ancora ben fitta; qualcheduno però, fosse per le scosse della barca o pe' gridi de' barcajuoli, o pel vento eccessivamente crudo, cominciò a risentirsi. Si alza così, sgranchisce le membra, gira lo sguardo irresoluto dapprima, poi qualche poco attonito, e non sa capire; credendo d'avvicinarsi a Venezia, pensa che di ragione dovrebbe vedersi intorno quella folla innumerevole di gondole, tra le quali era partito, di ragione dovrebb'essere assordato dai soliti gridi, dai soliti canti, dai soliti evviva. Ma invece non vede che cinque o sei barche vogare davanti a sè a molta distanza l'una dall'altra; scuote allora i tre o quattro che gli stanno d'intorno: tutti si risentono, aprono gli occhi ed esclamano ad una:—Cosa c'è?
—C'è ch'io non so trovar la ragione di questa solitudine; si direbbe che Venezia sia scomparsa sott'acqua. Ma dove se n'è dileguata la folla?