—Andiamo dunque, che qui non ci resta a fare più nulla….

Allora tutti alzarono la testa, e lo guardarono costernati e commossi.

Il conte Galeazzo Mandello colse quest'occasione per parlare anche'esso:

—E continuate a lasciar costui senza risposta?… Ma se nelle anime vostre non è del piombo, parlate, per la fede di Dio, e fate vedere che siete uomini. Io pure, che, lasciandomi addietro voi tutti, mi sprofondai nelle turpitudini e ne' vizi, impegolandomi di essi dai piedi alla testa in così sconcio modo da far credere che fossi perduto per sempre… tuttavia nell'estremo della sventura rinvenni la lucida ragione, e smisi ogni cattiva abitudine… Parlate dunque!

Il Palavicino nel mezzo del circolo, colle mani incrocicchiate in segno di gran cruccio, guardava il Mandello come a domandargli se quel silenzio sepolcrale de' suoi concittadini non era a rompersi mai più…

Ma uscì finalmente una voce in mezzo a tutte:

—Se abbiamo tacciuto fin qui, fu per l'affanno derivato dal pensiero della nostra misera condizione; ma nessuno, o marchese, credilo a me, nessuno di noi sarà così vile da rifiutare i generosi consigli del senno tuo…. Ditelo voi tutti a costui com'è vero quello ch'io dico.

—È vero, è vero! proruppero dieci o dodici voci allora.

—E vero, è vero! replicarono più altre.

—È vero! uscirono finalmente tutt'insieme in una volta, rompendo improvvisamente quel lungo silenzio di cui è troppo difficile indovinare la vera cagione.