Il Palavicino a quello scoppio inaspettato, si sentì commosso al punto di piangere…. e non potendo parlare, moveva in giro stringendo a ciascuno le mani con un affetto straordinario.

—Vi ringrazio tutti, disse poi; ora le mie speranze non hanno più confine. Vi ringrazio tutti, e sia lodato Iddio.

Scomparse eran le stelle, scomparsa la luna… sulla superficie del mare cominciavasi a vedere qualche barca spiccatasi allora allora dal littorale… gli arbôri eran cominciati! Dopo alcuni momenti quei cento milanesi, condotti dal Mandello e dalle due guide, si misero in via pel paesello vicino, dove ogni cosa era apprestata per la partenza…. Il Palavicino, dopo essersi colà fermato mezza giornata, si divise finalmente da tutti e dal Mandello con gran dolore, e si pose in viaggio per Roma.

CAPITOLO XXV

Staccandoci adesso dal Palavicino, ci bisogna risalire qualche mese addietro per dar conto di quel fatto accennato di volo nella lettera del Morone al Guicciardini.

Il lettore si ricorderà certamente del modo onde il figlio di Giampaolo Baglione fu accolto a Roma dal papa, e come declinando ogni domanda di lui gli si desse a divedere, che per troncare tutte le vertenze esistenti tra la Santa Sede e la città di Perugia fosse indispensabile la presenza di Giampaolo stesso.

E le cose in fatto s'eran lasciate a tal punto che il giovane Baglione, senza essersi innoltrato di un passo, era stato costretto ritornare presso il padre.

Se non che un'altra violenza commessa da Giampaolo contro la persona del fratello Gentile, (il quale volendo far valere alcuni suoi diritti sulla città di Perugia, ne era stato duramente cacciato) aveva costretto il pontefice a citar nuovamente il Baglione a Roma perchè desse conto di quanto aveva operato. E il signore di Perugia, dopo essersi scansato qualche poco, quando udì che il pontefice era irrevocabile nella volontà sua, e cominciando a vivere in qualche timore di lui che accennava di accostarsi a Carlo e di farsi con ciò più forte, gli scrisse che, sebbene si trovasse in pessima condizione di salute, tuttavia per aderire al suo desiderio, sarebbe venuto a Roma, purchè gli si mandasse un salvacondotto; senza del quale però (protestava nel fine della lettera) non avrebbe mai lasciato Perugia, e non potendo altro, avrebbe provveduto a fortificarsi in casa propria e mettersi in tal condizione da respingere qualunque assalto delle forze pontificie.

Quando giunse a Leone questa lettera del Baglione, siccome era unico suo fine di trarlo a Roma, per commetterlo alle mani della giustizia, punirlo di tutti i suoi delitti e liberare Perugia dall'atroce suo dominio, indispettito gettò il foglio sul tavolo, pensando che la proposta del salvacondotto, opponendosi al suo fine principale, lo costringeva anche ad abbandonare tutti i progetti che avea fatti su Perugia.

Tutto ciò era avvenuto un mese prima all'incirca che il Palavicino si partisse per Milano, e fin d'allora il Morone essendosi presentato ad una udienza del papa, per sollecitarlo a determinarsi in aiuto della Lombardia e dello Sforza, ebbe ad udire da lui le seguenti parole: