Il Corvino, esposto il motivo della sua venuta:
—Premendo assai, disse, a Sua Santità di abboccarsi direttamente con voi, ha creduto di contentarvi accordandovi il salvacondotto. Ora converrà che provvediate a partire di subito, perchè il santo padre non desidera si vada troppo per le lunghe.
Giampaolo, il quale se ne stava sprofondato in un'immensa sedia a bracciuoli, sforzatosi a sgranchire le membra con una lentezza quasi dogliosa, si fece consegnare il salvacondotto, che lesse attentamente parola per parola.
—Così va bene! disse come l'ebbe letto. Adesso trovo ragionevole ch'io pure abbia a far visita alla capitale di tutta cristianità. È cosa assai strana, caro mio, soggiunse poi volgendosi al Corvino, che trovandomi a così poca distanza io non abbia ancora messo il piede in Roma, mentre v'è chi vi accorre dagli ultimi confini della terra. Ma…. la colpa è tutta di S. Pietro che mi guardò sempre di mal occhio…. Domani dunque partiremo per Roma, ed oggi voi sarete miei ospiti. Spero che le cose vorranno raccomodarsi al tutto così, tanto più che il papa ne deve avere il massimo interesse, e non gli può uscir di mente che i Francesi sono miei amicissimi.
—Che l'accomodamento sarà per essere intero, io ne sono quasi certo, rispose il Corvino e dopo altre parole avute col Baglione si ritrasse coi colleghi nell'appartamento che gli fu assegnato.
In quel giorno, mentre s'indugiava in taluna delle anticamere del palazzo della signoria, ebbe per caso a vedere la Ginevra Bentivoglio che passava in mezzo ad alcune sue donne, e vide lui. Il turbamento e la commozione straordinaria onde in quel punto fu presa l'infelice donna, non poterono sfuggire agli occhi esperti del Corvino, il quale fu per volgerle il discorso, ma che si contenne vedendo che la Ginevra fu anch'essa per uscire in qualche parola e non osò.
Fin dalla prima volta in cui l'Elia erasi recato a Perugia, ella dalle parole di lui, che in faccia del Baglione medesimo seppe parlare senza far nascere pur ombra di sospetto, aveva potuto raccogliere alcune notizie risguardanti il Palavicino: troppo scarse notizie, ma tuttavia valide abbastanza per sommovere più che mai l'anima di lei, da tanti anni assiduamente avvolta in una tetra mestizia. Per quanto la virtù nella Ginevra costituisse, a dir così, come una seconda natura, per quanto ella si sforzasse con una fatica insistente della volontà a rintuzzare taluni pensieri, pure questi, assai più forti della sua medesima volontà, non le concessero mai la consolazione dell'oblio. Quante volte nel mezzo delle sue donne, fra il tumulto delle mense, trovandosi presso al marito, oppressa dal cumulo delle memorie, più non bastando a dominarsi, avea dovuto cercare un pretesto per togliersi agli occhi altrui e ritirarsi a sfogare in segreto il suo immenso affanno!
Ed ora, come rivide il Corvino, della cui venuta non era stata avvisata, ne fu tutta commossa. La presenza di lui che aveva tentato strapparla dalle mani del Baglione e di congiungerla al Palavicino, tanto la prima che questa volta fece nascere in lei delle vaghe speranze, Ella era così terribilmente oppressa, così insopportabile era la ragione di sua vita, che non le parea vero non volesse Iddio prepararle un conforto; però anche in questa, come in altre mille occasioni, dovette togliersi di mezzo dalle sue donne e chiudersi nelle sue stanze per gettarsi con libertà in que'pensieri appunto che sorgendo di tratto in tratto avevano potuto mantenerla in vita. E là, volgendo macchinalmente il suo sguardo sul Trasimeno, si lasciò andare a que' vaneggiamenti della speranza che al primo mettendo l'anima in un tumulto piacevole, l'abbandonano poi in quella desolazione che fa nascere il desiderio di morire. E schierandosi innanzi il passato, e fermandosi al punto in cui ella si trovò nella carrozza col Palavicino e fuggì seco dalle feste e da Milano per poi essere disgiunta da lui per sempre, e sovratutto non potendo vincere il rimorso d'averlo abbandonato in quel duro modo dopo tante promesse, si sentì tutta scombinata… ma qui, fidando nella costanza inalterabile dell'affetto di lui, pensò se, a confortarlo, le fosse stato lecito fargli avere qualche nuova di sè stessa. Ferma in questo pensiero, l'immagine di Manfredo le compariva innanzi come se fosse lui stesso…. Oh come una tale contemplazione la teneva assorta! come sospendeva ogni altro suo pensiero! Che intensità d'affetto! e insieme quanta innocenza in quella sventuratissima donna!
Ma la tentazione di far sapere qualche nuova a Manfredo Palavicino l'assalì più che mai, e sebbene l'intemerata virtù sua l'avvisasse che in ciò v'era una colpa, pure fu così prepotente l'impeto del suo affetto, che pensò di non tenerne conto.
In quel giorno stette sulle ali per vedere d'aver a trovarsi un momento coll'Elia Corvino e parlargli, e benchè s'accorgesse esservi il pericolo di destare qualche sospetto nel vecchio marito, se mai fosse stata da lui veduta, tuttavia non abbandonò il suo pensiero. Intorno all'ora di sera, potè accorgersi ch'egli erasi recato ne' giardini del castello, e sapendo che il Corvino era negli appartamenti assegnatigli, e ne poteva uscire da un momento all'altro, s'indugiò a lungo in quelle anticamere. Esso finalmente uscì. Quand'ella però fu al punto di dover parlargli, si perdette d'animo e quasi fu per fuggire. Se non che il Corvino, accortosi ch'ella desiderava qualche cosa, e penetrando nei pensieri di lei, credette bene di prevenirla.