Le parole non furono che queste, ma il modo onde le pronunciò, ma l'accento pieno di fervore, di passione, d'ingenuità e di grazia onde furon rese, ma il rossore che le ritornò sul volto nello stringere la mano del Morone con ambedue le proprie che tremavano, fu di una forza così potente da comunicare quella commozione al Morone medesimo.
Rimasero così ambedue nel mezzo dell'anticamera senza parlare e immobili, mentre tutti gli altri in silenzio li stavano guardando con maraviglia.
—E così, disse finalmente il Morone, tanto per rompere quel silenzio, credo sarete ben contenta dell'accoglimento fattovi da Sua Santità, io sapevo già le sue intenzioni.
—Sì, disse la Ginevra, l'ebbi a trovare di una grande bontà…. e in quanto a me non avrei mai potuto sperare di più.
Il Morone fu per soggiungere:—Continuate dunque a sperare, che la vostra sorte pare siasi voluta mutare a un tratto; parole che intere gli si erano già ordinate nella mente, ma che non gli bastò il coraggio di pronunciare. Così tornò a tacere.
La Ginevra fece essa puro il medesimo, e intanto al modo onde guardava il Morone, pareva stesse in aspettazione di molte altre sue parole e lo invitasse anzi a metterle fuori.
Quante cose in fatto alla doveva aspettarsi d'udire in quel momento dal Morone…. e con un'ansia accresciuta dal contrasto delle più vive speranze stette attendendo di sentir profferire un nome dalla bocca del Morone. Ma questi avea troppe ragioni per non fargliene motto, e la condusse invece ad altri discorsi; finchè, nel punto di dividersi, le promise sarebbesi recato da lei o in quel giorno o presso.
Il Morone, nel salutarla, potè accorgersi che di improvviso l'umore di lei era divenuto assai cupo. Ne indovinò la cagione, ma non poteva ripararvi. L'aspettazione delusa, pur troppo avea lasciato nell'animo della Ginevra un vôto, una desolazione indicibile. Quando infatti si fu ridotta alle proprie stanze, e si trovò sola, un tal rammarico la percosse, una tetraggine così profonda le si mise nell'animo, che non potè trattenere le lagrime e pianse per molte ore in segreto.
Alcuni giorni ella dovette passare in questo stato doloroso, d'ansia, d'incertezza, di timori e di speranze, durante i quali non ebbe visita da nessuno, nemmeno dal Morone. Due dì dopo solamente un segretario pontificio le recò la bolla per la quale a lei venivano assegnati trentamila giuli annui, e con quella la notizia della condanna del Baglione, notizia che le mise nell'animo un turbamento nuovo, che la sorte del vecchio Baglione doveva necessariamente far nascere in lei de' gravissimi pensieri.
Vediamo adesso di recarci in castel Sant'Angelo, quantunque sia di notte e l'accesso sia a tutti precluso.