Correvan quasi due mesi che Giampaolo Baglione era chiuso in castello. Fin dal momento in cui fu lasciato solo in uno de' camerotti del castello, e udì chiudersi l'uscio di fuori, un orrendo sospetto avea fatti rizzare sull'adusta fronte di lui i pochi e bianchi capegli, e per la prima volta potè accorgersi che significhi lo spavento e il terrore, e nell'intenso suo raccapriccio potè misurare tutti i dolori onde egli era stato autore altrui in tanti anni di dominio, di violenza, di ferocia. Riavutosi per altro da quella prima percossa, non gli sembrò vero che gli si fosse voluto tendere una simile insidia, e sperò ancora. Ma fu per pochissimo, che in quel giorno stesso della sua cattura gli fu fatto intendere, sarebbe tosto condotto innanzi ad un consesso espressamente raccolto per udir lui, ed al quale avrebbe dovuto dar conto di tutta la sua vita passata. Quando udì simil cosa, rimase muto alcuni momenti, quasi non comprendesse o non potesse comprendere di essere caduto in un abisso tanto profondo…. poi con maraviglia e spavento di coloro che gli avean data così tremenda nuova, como se il furore lo avesse ritornato alla sana e potente robustezza della sua gioventù.
—Chi, gridò con voce tanto forte da far rimbombare la vôlta della camera dove si trovava, chi pretende di obbligarmi a tanta ignominia! Chi ha mai preteso in Italia di far stare Giampaolo?,. Voi forse?…
E ciò dicendo scagliandosi su cinque sacerdoti che gli stavano innanzi, con uno stiletto che si era cavato di sotto alla cappa, uno stese ferito a terra, due ne percosse, e l'atto fu così istantaneo che le guardie pontificie non avevan potuto prevenirlo, e soltanto furon sopra al Baglione quando, vinto dalla decrepitezza e dalle doglie del corpo, le quali non abbandonavanlo mai, e gli si fecero allora sentire con uno spasimo acuto, cadde come massa di piombo sul suolo, rendendo somiglianza di epiletico furibondo, che dopo aver fracassato quanto gli sta dintorno con una forza preternaturale, d'improvviso è reso immobile ed inerte.
Fu allora portato in una delle segrete, e messo in catene. Il vecchio si riebbe ancora, ma nel fondo della bassa carcere, immobile, cogli occhi fissi e vitrei, colle braccia intrecciate ai ginocchi, se ne stette squallido e muto e orribile agli uomini che gli facevan la guardia. Venne poi il giorno nel quale il processo si aprì, e a cominciare gl'interrogatorii, si dovette trascinarlo innanzi al consiglio straordinario. In quel giorno, e in molti altri successivi fu impossibile cavare dal suo labbro una parola sola. Si trovò però tosto il modo di farlo parlare, e quella tortura dal Baglione medesimo applicata altrui tante volte, e con tanta atrocità, fu fatta subire anche a lui. Dopo tanti giorni di silenzio, parlò per la prima volta, confessò cose da mettere il raccapriccio e lo spavento in coloro che l'ascoltavano; da quelle sue labbra livide e convulse uscì il racconto di tali enormezze, che la ragione trova un conforto nel rifiutarsi a crederle. E da quando quel silenzio fu interrotto da lui, il suo labbro non tacque mai più. Ricondotto nella segreta, cominciò ad uscire in grido, in imprecazioni, in bestemmie che assordavano le guardie facendole inorridire… e da quel momento non fu ora nè del giorno nè della notte in cui quella sua voce tacesse. Un feroce delirio, una forsennatezza spaventosa aveva sconvolta la mente di lui; ma venne l'ultima sua notte, ed è questa a cui ci troviamo.
Due guardie pontificie, all'estremo punto di un lunghissimo corritojo, stavano in piede guardandosi in faccia l'una l'altra. Sul fondo di quel corritojo una lanterna appesa all'alta vòlta spargeva qualche poco di lume intorno… ed era così scarso, che la luce lunare proiettata sulla parete e sul pavimento dentro i contorni de' sei finestroni aperti in alto, la vincevano quasi del tutto. Le guardie tendevano le orecchie.
—Egli tace, uscì detto ad una.
—Era tempo!… Io non ne potevo più…
—Abbi però pazienza che ei tornerà presto da capo.
—Ma quando sarà egli finito codesto processo?
—È finito.