Senza però lasciarsi smarrire, aveva pensato di attenderlo quando ne uscisse, e di accompagnarsi con lui. Al qual fine, messo gli occhi sul marchese Rucellai, che abitava rimpetto all'albergo del Chigi, e ch'egli conosceva benissimo, salì da colui a fargli visita, e dalla finestra stette a guardare aspettando che Manfredo si mostrasse.

Vistolo, si licenziò dal Rucellai e discese di volo, e con que' suoi passi svelti lo raggiunse quando non aveva ancora svoltato il canto.

Il Palavicino, mentre andava pensando a ciò che avrebbe detto per iscusarsi colla duchessa dell'assenza insolita, udì la voce del Morone il quale, chiamandolo per nome, gli diede un tuffo nel sangue.

—Molti servi sono in volta per la città in cerca di te, Manfredo, gli disse; io non sapevo cosa pensare, e dovetti durare gran fatica per iscusarti in faccia alla duchessa. E per verità può ben far nascere di gran sospetti il non lasciarti mai vedere il dì appunto delle nozze…. Andiamo dunque, che la duchessa ti aspetta.

Egli espressamente aveva dissimulato quanto sapeva di lui e della Ginevra, perchè dando a divedere al Palavicino che non si dubitava punto di lui, gli si rendeva tanto più difficile il mettere innanzi ostacoli, quando mai gliene fosse venuta la tentazione.

—Il palazzo Aurelio è affollato di patrizi e di prelati, soggiunse poi; il cardinal Bibiena sarà fra un'ora in S. Giovanni Luterano, sendo lui che benedirà gli sponsali. Tutti i concerti son presi, tanta è la necessità di far presto, e domani o dopo tu e la duchessa vi porrete in viaggio per Rimini. Io me ne andrò a Reggio: così stanotte per accontentare codesti Romani, che sono impazienti di salutarvi marito e moglie, e ciò m'è di assai felice augurio, ci saranno grandi feste in palazzo. E anche a ciò si è pensato.

Il Palavicino non parlò mai lungo la strada; non sapeva in vero quel che gli fosse conveniente di dire; soltanto quando fu innanzi al palazzo Aurelio, come se le gambe gli si rifiutassero a portarlo, si fermò, e stringendo il braccio del Morone con forza convulsa:

—Aspettate, gli disse, avrei a dirvi qualche parola.

—Dobbiamo entrare prima dalia duchessa, gli rispose il Morone con insolita severità d'atto e d'accento.

—No, è necessario che vi parli prima.