—Prima, per altro, entreremo insieme dalla duchessa; ella ci aspetta, e non si vuole destare verun sospetto. Andiamo.

Il Morone mise allora piede in palazzo, e Manfredo lo seguì: salirono le scale ambidue tremanti per diverse affezioni. Quando furono nelle anticamere, il Morone tornò a raccomandare al Palavicino di non tradirsi e star calmo: così entrarono.

La duchessa Elena stava in mezzo alle sue donne, che attendevano ad abbigliarla. Si vedeva un velo bianco di filo d'argento spiegato su d'un tavoliere, una veste di raso bianchissimo ancora piegata e messa su di un cuscino. Ella aveva i capegli sparsi e pareva la Maddalena del Tiziano. Quando vide il Palavicino si alzò presta e gli corse incontro.

—Ci siamo disimpacciati di tutto, eccellenza, le disse il Morone. Qui il nostro Manfredo ha condotto a buonissimo fine quella faccenda di cui vi ho detto, e che lo costrinse a star lontano da voi tutt'oggi. Ora egli è qui, ed è tutto vostro; non lasciate dunque che i cibi si raffreddino, e ricomponete i vostri spiriti.

Per un uscio aperto si vedeva apparecchiata la mensa nella sala contigua, e le vivande imbandite; per ciò il Morone avea compreso che, per l'eccessiva agitazione, la duchessa non aveva potuto toccar cibo, e assumendo la leggerezza dello scherzo, la confortò a ristorarsi. Ella non rispose parola, soltanto volgendosi al Palavicino gli disse qualche gentilezza, a cui esso si sforzò di corrispondere. Di quando in quando però, anche sulla faccia della duchessa Elena, si vedevano passare dei lugubri pensieri. Le nozze imminenti le richiamavano le prime, poi le seconde che s'erano tanto terribilmente interrotte; gl'insistenti rimorsi, come da lontano, facevano sentire la loro voce; il timore del Lautrec tornava a spaventarla. Il Morone s'accorgeva di questi nuvoli tanto naturali del resto in un giorno di nozze, ed aveva sempre timore del Palavicino; e per ciò:

—Senti, Manfredo, gli disse; tu faresti ottimamente a recarti adesso a casa tua. Ci voglion piume di perle nel berretto, ci vuol farsetto di raso bianco e candide maglie. Dopo, potrai andare difilato a s. Giovanni Laterano. Tutte queste persone, di cui ora senti il mormorio nella gran sala, a momenti, facendo corteggio alla duchessa, si trasferiranno anch'esse colà. Non c'è dunque un minuto da perdere, e, se vuoi, t'accompagnerò io stesso.

Il Palavicino, non trovando d'opporsi:—Mi pare diciate bene, rispose. E si alzò per uscire, mentre la duchessa, con voce tremante lo salutò…. Com'eran vari e strani gli affetti di quelle tre persone!!

Quando il Morone e il Palavicino furono usciti:

—Io t'accompagnerò sino a casa tua, gli disse il primo; poi andrò subito dalla Ginevra, e tutto sarà finito.

Ciò fece di fatto, accompagnò Manfredo sin nel suo gabinetto, lo mise nelle mani de' servitori perchè l'abbigliassero a festa, nè si partì sino a quando non vide esser l'opera incominciata.