—Ma in qual modo?
—In quello che costituisce appunto il vostro e il suo sagrificio.
Alla Ginevra balenò qualche cosa, e la sua agitazione crebbe all'estremo.
—Or ditemi tutto di fretta, disse poi. Io sono percossa dallo stupore… pure avrò forza. Ditemi dunque in qual maniera egli è per esser padrone di Rimini.
Il Morone fece qualche pausa, poi disse:
—Sposandone la signora.
La Ginevra mandò un gemito e si mise le mani alle tempia; poi, non potendo reggersi in piedi, cadde sulla sedia.
Scorsero molti minuti, durante i quali il Morone non volle interrompere il silenzio di lei, troppa pietà e troppa venerazione avendo di quel suo immenso dolore. Ma quando ella si scosse, rimase spaventato della repentina alterazione successa ne' suoi lineamenti, e non osò rivolgerle ancora la parola.
Infine ella si alzò. Si vedeva chiaramente lo sforzo eccessivo onde tentava assumere una calma dignitosa e rassegnata.
—Sentite, Ginevra, disse finalmente il Morone dopo una lunga pausa, io ho preveduto il vostro affanno, e perciò avrei pensato al modo di alleggerirlo.