—Alleggerire il mio affanno?

—Sì, considerandovi più che donna, e affidandovi un incarico della più grave importanza.

—A me? e quale?

—Jeri si è parlato di voi a lungo.

—Con chi?

—Col santo padre, il quale voleva aveste a fermare la vostra dimora in Roma.

—È quanto dissi a me stessa.

—Io però non era del suo avviso, e a poco a poco lo condussi nel mio… È dunque a Trento dove io vorrei che vi recaste adesso.

—A Trento?

—Sì, dove di presente è il duca di Bari, Francesco Sforza. È bisogno che qualcuno a viva voce lo metta a parte di quanto noi stiamo facendo per lui. Nelle circostanze attuali, non sarebbe nè sicuro nè sufficiente l'istruirlo con lettere, e per quanto poi mi guardassi attorno, non saprei mai trovar l'uomo al quale affidare così grave e dilicato incarico. O potrebbe essere un traditore, o potrebbe destar sospetti. Il cielo mi vi ha dunque mandata. Voi conoscete il duca, egli voi, e non ci sarà luogo a diffidenza. D'altra parte, penso che avete bisogno di lasciare per qualche tempo codesto paese, dove tante infelici memorie debbono perseguitarvi.