Il Palavicino non pronunciò mai parola, nè il Morone pensò di rompere il silenzio prima d'arrivare al tempio. Ma quando la lettiga si fermò innanzi alla porta del chiostro contiguo.

—Ora è bisogno di tutta la tua fermezza, disse a Manfredo stringendogli il braccio; bada che un gesto, una parola, un sospiro, ti potrebbero tradire.

—State tranquillo, gli rispose Manfredo, posso essere infelice, non stolto. L'ho voluto io, e comprendo che la dev'essere così. Non state dunque in nessun timore per me…. Ma sarà giunta, la duchessa?

—Non vedi le lettighe e le cavalcature.

In questo momento si fecero loro incontro alcuni preti, i quali domandarono se fosse il marchese Palavicino.

—Sì, rispose il Morone; or dov'è la signora?

—Colle sue donne e il suo seguito. Venite dunque, che sua eccellenza aspetta da qualche tempo.

L'ora era già tarda. A Manfredo, attraversando il cortile del chiostro, venne in mente la notte in cui la duchessa Elena nel tempio di S. Francesco a Rimini stava attendendo il maresciallo Lautrec col quale avea ad unirsi in matrimonio. Ricordando quella notte, l'orrida scena di cui era stato spettatore, ed ora trovandosi egli medesimo quasi in pari circostanza, quasi a consumare gli effetti che quella notte ebbe generati, l'idea di una fatalità inesorabile lo invase, e non potè vincere una sensazione di terrore che gli gelò il sangue. Così entrò nella grand'aula dove la signora di Rimini e gli altri lo stavano aspettando.

La duchessa s'alzò, e tutti con lei. Ella volse uno sguardo al Palavicino, ma non parlò, nè prima aveva mai detto parola a nessuno del suo seguito. Era grave e concentrata. Le medesime ricordanze, com'è facile a credere, che avevano sgomentato Manfredo, vennero ad assalire essa pure; gli antichi pensieri, gli stessi rimorsi che da qualche tempo avevan cessato d'infestarla, ritornarono allora con una terribile efficacia. Eran quelle le sue terze nozze… tremò considerando quant'erano state funeste le altre. A motivo di questa preoccupazione non potè accorgersi della tristezza che Manfredo, per quanto si sforzasse, non sapeva nascondere, e che però diede da pensar molto agli altri.

L'arcidiacono ch'era uscito ad avvisare il cardinal Bibbiena esser giunto il marchese Palavicino, rientrò qualche tempo dopo per invitare quanti si trovavan nell'aula ad entrare nel tempio.