Due giorni dopo, faceva l'alba appena, entra da me l'Orlando: Grandi novità! mi dice; io m'alzo sul letto pieno d'attenzione, impaziente. Non sai nulla tu di Giampaolo Baglione?

—Nulla ne so, gli rispondo; ma cos'è avvenuto?

—È avvenuto, soggiunse, che stanotte i suoi famigli corsero per messer Liborio chirurgo, e credevano fosse morto in letto.

—Morto in letto?… Ma chi, morto in letto?

—Il Baglione, che non si sarebbe mai creduto. Stamattina però s'è alquanto riavuto, ma gli è dato fuori un male orribile, un mal vecchio; paga insomma i suoi disonesti peccati, ed ora è peggio malconcio assai di Lucio Silla. Altro che nozze, Manfredo, e il Bentivoglio è rimasto a secco.

Eran corsi due giorni infatto che il Baglione non s'era lasciato vedere a palazzo, ma nessuno ci badava sapendo che strano uomo lui fosse, e d'altra parte colle sue mille lancie alloggiava fuori di Rimini un miglio.

Io non ho saputo nè quel che ne disse, nè quel che ne pensò il Bentivoglio allora; nè ho potuto godere dell'improvviso sollievo della povera sua figlia, alla quale aveva Iddio così manifestamente provveduto. Fatto sta, che in quella settimana medesima m'alzo una mattina ed esco fuori. La città essendo ormai assai tranquilla, d'ogni minima cosa vi si parlava a lungo, però sento dire da tutti che il Bentivoglio colla figlia erano, da qualche ora, in viaggio diretti precisamente a Milano. Se tre dì prima io m'era sentito così confortato veggendola salva ormai dal pericolo d'andar sposa del Baglione, altrettanto fu l'abbattimento mio quando mi venne udito ch'ella non era più in Rimini. Quantunque non mi fosse conveniente il recarmi spesso presso a lei, finchè si rimase colla duchessa, e passassi molti dì senza nemmanco vederla, pure il sapere ch'ella respirava quell'aria medesima della città ov'io mi trovava, ch'ella mi era vicina, che se in me fosse mai nato un indomabile desiderio pel quale non potessi stare senza lei, avrei pure potuto recarmi a vedere quel divino suo volto, tutto ciò mi dava un indicibile conforto, e scosse e soprassalti di giubilo potente.

Quando seppi dunque ch'ella era partita, che una grande distanza già mi divideva da lei, ch'era forse probabile ch'io non avessi a rivederla mai più, io ne rimasi così percosso, così sconsolato che sentii pesarmi l'esistenza addosso e desiderai di morire. Nè il sapere ch'ella fra poco sarebbe stata in Milano, vedi bene che speranze poteva darmi, giacchè non v'era una ragione perch'io potessi tornarvi, e a vivere onoratamente senza ajuto altrui, ciò che troppo mi pesava, conveniva mi acconciassi con qualche capitano, il quale assoldasse gente e fosse in pari tempo nemico alla Francia.

Ora quel che avvenne di me da quelli anni in poi tu lo sai, e come risorgessi a un tratto per la subita morte del conte, fratello di mia madre, che volle beneficar me sovra tutti… Per verità che sino a questo punto, quantunque abbia trascorso dei momenti ben tristi, pure ho ancora a lodarmi della sorte mia, la quale mi cavò di tante sventure e tanti disastri; e volesse Iddio che le cose sempre, in avvenire, mi corressero così ma vuol essere difficile… Frattanto due sole cose io desidero ardentemente: che si vinca la battaglia di domani e che il Bentivoglio, vinto dalla necessità, non si rifiuti a concedermi la figliuola sua, della qual cosa è viva la speranza in me, vedendo che per la condizione in cui trovasi lui e la Ginevra, non è già facile che attiri l'attenzione di chi ha Stato o potenza in Italia o fuori. In quanto poi al Baglione, se non è già spacciato a quest'ora, non passerà gran tempo che lo sarà. So bene che qualche mese fa era corsa la voce ch'ei si fosse molto bene riavuto, ma io non ci credo niente, e il conte Besozzo che, non è gran tempo passò per Romagna, mi assicurò ch'altro non sono che falsissime dicerie."

A queste parole il duca di Bari, sapendogli male di lasciare l'amico in quell'inganno crudele, fu quasi tentato di metterlo in cognizione d'ogni cosa, ma ricordandosi della promessa fatta al Morone, e pensando che i consigli di costui non potevano essere in fallo, si tacque.