—Annuncierete alla duchessa, gli disse, ch'io sono in palazzo, e non posso venire fra tanta gente, perchè devo attendere a scrivere per affari della massima importanza.

Uscito il servo, si mise a sedere presso ad un tavolino, nascondendo la faccia fra le mani e, per un pezzo, stette in questa attitudine.

Nelle sale intanto era la più viva giocondità. Nessun computista estemporaneo avrebbe saputo tener conto in quella notte di quante centinaja di versi sgorgarono dalle bocche poetiche; e l'offerta fu così eccessiva, così intemperante, che molti, assai più che edificati, ne rimasero sazj. Ma la musica era accorsa a riparare i guasti della poesia; e la duchessa Elena, colla soave potenza della sua voce, scorrendo tutta la scala diutonica, aveva lasciate impressioni profonde e suscitati delirj non pochi. La viva e sincera gioja ond'era animata in quelle ore le aggiungeva una luminosa bellezza che rapiva e strascinava. Fin da quando s'accorse d'essere svisceratamente amata dal Palavicino, e tutte le apparenze la portavano a questa conclusione, e vide di poter toccare tra poco il fine supremo da lei vagheggiato con una smania rodente di sposarsi al giovane lombardo, ella aveva sentito dentro di sè come una calma gioconda non mai provata in prima e che bastò persino a vestire di un'altra forma i non morituri rimorsi. Si può dire che in tutto il tempo in cui ella erasi riposata nell'amore di Manfredo, non aveva provato che un'ora sola di cupo travaglio, quella che precedette le nozze; ma strette che furono, ogni nube dileguò. E in quella sera il sapere d'esser finalmente la moglie di Manfredo, aveva in lei generate tali affezioni da indurre nel suo aspetto quasi una trasmutazione, La sua bellezza aveva assunto una tinta ancora più seducente, nelle sue maniere ci fu qualche cosa di più libero, e sicura entro di sè che non sarebbe caduta mai più; senza ritegno, e senza pensare ai contingenti pericoli che l'altrui entusiasmo poteva far nascere, in quella notte dispiegò in faccia alla moltitudine tutto l'iridescente ventaglio delle sue doti.

Venne l'ora finalmente in cui le sale si vuotarono ed ella, appena le fu permesso di accomiatarsi da' suoi invitati, impaziente s'affrettò dove il servo aveale detto trovarsi il Palavicino. Piena d'un insolito esaltamento, ripetendo a mezza voce una soave cantilena, quella che più di tutte poco prima aveva eccitati gli applausi generali, passando a volo di sala in sala con una leggerezza quasi infantile se ne venne nel gabinetto. Ma vedendo il suo Manfredo seduto e colla testa china sul dossale della sedia, si fermò di tratto, e se ne stette in sulla punta de' piedi, al limitare; avea la posa elegante e svelta e lieve della gazzella. Al suo comparire, il soavissimo odore dell'acqua nanfa tramandato dalle sue vesti si sparse per tutto. Non potea darsi voluttà e incanto maggiore. Quali ricchezze non avrebber dato gli opulenti giovani romani, per trovarsi in quell'ora nella condizione del marchese Palavicino. Quanti infatti erano intervenuti alle feste, pensavano in quel punto alla signora, idolatrandola e struggendosi per lei, pensavano al fortunato giovane lombardo, invidiandolo!!

Ma la signora, vedendo che Manfredo continuava a starsi immobile, e però dubitando non si fosse ancora accorto della di lei presenza, con una grazia ineffabile gli si mise a sedere d'accanto e lo cinse delle braccia.

Vi sono dei momenti ne' quali anche gli uomini abitualmente ragionevoli e buoni prorompono in atti di una sragionevolezza e di un'ingiustizia tetra; atti funesti, che mentre tormentano con subito rimorso chi li ha commessi, abbattono con inaspettata percossa chi n'è l'oggetto. Manfredo ebbe a trovarsi in uno di questi momenti, e appena s'accorse d'aver presso la giovane sua sposa, e ne sentì il molle respiro, balzò in piedi come se una biscia schifosa gli fosse strisciata vicino, e saettò la duchessa con un'occhiata di tanto furore che pareva volesse annientarla. Ella rimase attonita in prima, poi si alzò, e a lenti passi si allontanò spaventata da lui.

Ma codesto movimento aveva già impietosito il buon Manfredo, che dalla collera passò ratto alla compunzione, e fece per accostarsi alla signora quasi per placarla. Se non che, accorgendosi d'esser andato troppo oltre, e vedendo non esser più possibile ripararvi, e mille altri pensieri stringendolo da tutte le parti, egli si sentì come infiacchito, un'angore indicibile successe al primo orgasmo, e gettandosi ancora a sedere e nascondendo la faccia, più non potendo frenarsi, diede in un pianto dirottissimo, che accrebbe lo sgomento e i sospetti della sventurata duchessa.

Qual trista notte nuziale fu quella!! Tutto il passato si schierò dinanzi all'infelice Elena con immagini spaventose.

Tre giorni nuziali l'uno più funesto dell'altro: il primo marito ucciso che voleva essere vendicato,… il Lautrec che viveva, e ch'era potente e sdegnato…. il Palavicino dal quale tutto aveva sperato, e pel quale improvvisamente era gettata nella disperazione.

Eppure tutta Roma credeva lei felicissima in tal momento…. tutta Roma invidiava il giovane lombardo, cagione e vittima a un tempo di sì profonda angoscia.