—Vado io pure a dire alla donna mia, che il pericolo è quasi cessato.
—E a ringraziar Dio d'aver mandato a vuoto l'atroce attentato di chi voleva arsa questa bella città.
—Che dici tu? se fu la furia, del vento che portò fiamme tra i rami degli abeti,
—Tu non sai nulla. V'è chi ha veduto uomini armati a mettere fuoco agli alberi.
—È ciò possibile?
—È vero….
E con queste parole dileguarono le voci e i due che parlavano, e il Lautrec si alzò considerando che se più tardava, poteva forse venir gente e affollarsi il palazzo di cittadini e d'uomini d'armi, ed impedire a chicchessia d'accostarsi alla duchessa.
Si alzò dunque, e difilato si affrettò al palazzo. Giuntovi presso, rallentò il passo e si pose in ascolto per sentire se ne uscisse qualche rumore; ma alla quiete che vi dominava, pareva fosse disabitato.
—Che colei se ne fosse mai uscita? disse tra se sconcertato da un tal dubbio.
Allora corse alla gran porta…. Le imposte erano spalancate…. Egli mise il piede nel cortile. Il piano superiore dell'ala destra era illuminato ma non ne usciva alcun suono; però quando si fermò gli venne udito un mormorare monotono che veniva da un luogo a terreno. Si studiò di poter comprendere cosa fosse, e allora conoscendo parte a parte tutti i luoghi di palazzo capì che quel rumore veniva dalla cappella dove tutte le mattine solevasi celebrare la messa per la signora e la sua famiglia. Avvicinatosi all'ingresso della cappella e messovi l'orecchio, sentì più voci di donne che recitavano delle preghiere, poi udì nettamente la voce di una sola, a cui l'altre rispondevano. Non era la voce della duchessa. Fu in dubbio di entrare, vedere e interrogare, ma temette d'avere a metter fra quelle donne troppo spavento, e pensò ad altro. Si allontanò di là, e recatosi alla parte opposta del palazzo dov'era il gran vestibolo che introduceva allo scalone, e là messosi di nuovo in ascolto prima di entrare gli parve d'udire il suono di due voci che venissero dall'alto dell'edificio. Rattenne il respiro per udir meglio. Fra quel silenzio, al quale di tanto in tanto s'interpolava il mormorio che veniva dalla cappella e il suono del popolo scemato dalla distanza, conobbe una delle due voci. Quel terribile uomo, che non sarebbesi scosso per nessuna cosa del mondo, all'udire quella voce, quella voce fatale, quasi fu per smarrire ogni spirito e cadere. Era la duchessa che dall'alto del palazzo, dove sul ballatoio stava osservando cosa avvenisse dell'incendio, dava alcuni ordini ad una donna, la quale, rispostole, si ritraeva. Di fatto il Lautrec non udì altro. Allora credette fosse venuto il momento d'entrare, ma quando fu per spalancare l'imposta che chiudeva il vestibolo, udì scender qualcheduno per la scala appunto; ond'egli ritrattosi, vide uscirne una donna la quale, attraversato il cortile, si recò nella cappella. Misurando il tempo, congetturò dover essere la donna che un momento prima aveva parlato colla duchessa; pensò dunque esser probabile che in quel punto ella si trovasse sola. Entrò nel vestibolo, salì la scala… fu tosto al piano superiore. Di qui per un'altra scala, e finalmente per una a chiocciola fu sul ballatoio. Vi corse con un'ansietà e insieme con un'agitazione che gli faceva vacillare i ginocchi; vi gettò uno sguardo… non v'era più nessuno.