S'udirono allora de' gran colpi all'ultima porta.

CAPITOLO XXXI.

Le guardie di palazzo, gli uomini di camera, i famigli, tutti quelli insomma che erano in istato di portare un valido ajuto onde arrestare l'incendio, avevan dovuto, come sappiamo, per comando della duchessa trasferirsi subitamente fuori della città al luogo del maggior pericolo. La signora aveva lor dato ordine di mandar tosto, appena il pericolo fosse cessato, qualcheduno a dirlo. In quanto alle donne, a tutte aveva ingiunto di recarsi nella sacra cappella a pregare.

Per qualche tempo anch'essa aveva pregato con loro, ma poi, siccome abbiamo detto, ad osservare l'incendio, era ascesa all'alto dell'edificio. Le fiamme continuarono un pezzo la loro devastazione, ma vi fu un istante che presa una tinta, una tinta rosso-pallida, il più si distolsero in fumo, e il chiarore generale cessò quasi affatto. Allora la signora stette aspettando qualche buona novella. Dopo alcuni momenti infatti, nel silenzio profondo in cui era avvolta la città, dall'alto ella potè udire distintamente il suono di due passi, i quali parevano attraversar la contrada che metteva al palazzo. Avesse ella potuto indovinare chi era quegli che si avanzava! Ma quel rumore era cessato improvvisamente, ond'ella disse alla fante:

—È probabile sia qualcheduno che venga a darci qualche nuova; scendi dunque a vedere se ciò fosse di fatto, se no, va nella cappella e aspettami là; pregheremo ancora.

La fante, discesa e uscita dal vestibolo, e non avendo veduto nessuno per esser rimasto il Lautrec coperto dall'usciale da lei stessa aperto, si era fermata un istante in mezzo al cortile, poi non udendo altro, aveva messo il piede nella cappella.

Il resto lo sappiamo. Ma ciò che ci rimane a saper si è che, diminuito l'incendio al segno da esser troppe tante braccia al bisogno, la maggior parte degli uomini addetti al servizio della duchessa, visto non esser più necessaria l'opera loro, avevan pensato ridursi a palazzo. Erano desiderosi di dar conto alla signora di quanto avean fatto, e più che altro, di raccontarle quanto oramai correva per le bocche di tutti che cioè lo incendio era stato appiccato apposta da mani scellerate.

Fosse almeno cessato qualche momento prima, che essi sarebbero arrivati in tempo presso la duchessa, ma tutto volle in quella notte congiurare al danno di lei.

Le donne che trovavansi nella sacra cappella, a malgrado della grossa volta della chiesuola e del fervore della loro preghiera, avevano pure udito quel primo grido della duchessa, ma l'esser la camera dov'ella trovavasi nella parte del palazzo opposta alla cappella e rispondente al parco, il grido dileguatosi per di là sembrò ad esse fosse venuto da molto più lontano che non fu; onde, dopo essersi messe in ascolto, non udendo altro, continuarono nella loro preghiera senza un sospetto al mondo; l'altro era stato troppo debole perchè potesse udirsi.

Dopo qualche tempo entrò tumultuando in palazzo la gente della duchessa. Allora anche le donne avvisate dal rumore, si alzarono ed uscirono dalla cappella.