—L'incendio è pressochè spento, rispondeva ciascuno alle donne che domandavano; la selva degli abeti è però quasi tutta incenerita, due catapecchie di famiglie del contado rimasero distrutte. La città soltanto ne fu affatto affatto illesa; lodiamone dunque Iddio e rechiamoci a darne avviso alla signora.
—Ascendiamo all'ultimo terrazzo; io l'ho lasciata lassù.
—Sai tu i nomi delle famiglie che più furono danneggiate dall'incendio?
—Non so i nomi, ma ho degli indizi, e tu sta tranquillo, che alla duchessa non mancherà stavolta l'occasione di beneficare altrui.
Ciò dicendo, salirono in fretta per le scale e su fino all'ultimo ballatoio, ma non avendola trovata entrarono negli appartamenti.
Che le porte delle sale fossero chiuse, era una cosa insolita, però quando fecero per entrare e trovarono l'ostacolo del chiavistello, non seppero che si pensare, e messisi in qualche sospetto, chiamarono per nome la duchessa. Fu allora che udirono le sue grida le quali, a motivo delle porte tutte chiuse, parea venissero da lontano.
Tutti rimasero atterriti guardandosi l'un l'altro in faccia, e più uomini unendo allora i loro sforzi, a gran colpi sfondarono la porta. Chiamarono Elena di nuovo, poi non udendo più nulla si misero in gran silenzio. Tendendo intensamente l'orecchio, parve loro di sentire di dentro come uno stropicciare di piedi che si volgessero in giro con gran violenza.
—E che mai può esser questo? dicevano.
—Perdio, ella non è sola.
—Duchessa, signora, chiamarono altamente le donne.