Si udì un altro grido, il più acuto di tutti, e fu sfondata un'altra porta, poi un'altra e un'altra.
Avvicinandosi alla stanza della duchessa, fu più facile d'intendere quel che vi succedeva.
—Perdio, qui avviene qualche cosa di orrendo, uscì detto ad uno; spacciamoci dunque ed atterriamo le altre porte.
Un gemito profondo, cupo, soffocato, fe' tacer tutti ancora; poco dopo udirono aprire i vetri di una finestra.
L'ultima porta cadde finalmente, e una folla di persone tra soldati, tra servi, tra donne irruppero nelle stanze di Elena, passarono nella camera da letto. La finestra era spalancata ancora; le cortine dell'alcova erano stirate. Corsero ad alzarle e videro il corpo della sventurata adagiato sul letto, come se altri ve l'avesse messa, le accostarono i lumi alla faccia. Non v'era nessun'alterazione nelle linee, soltanto alla solita bianchezza era successa una tinta leggermente livida, e sulla fronte apparivano gonfie e rosse alcune vene. La veste di seta, senza nessun disordine apparente, seguiva ancora i bei contorni della persona; soltanto appariva spezzata la cintura di lamina d'oro onde, per dar grazia maggiore alla persona, ell'era solita avvolgersi i lombi, Pareva che taluno, stringendola alla vita e abbracciandola colla forza d'Ercole, le avesse fatto subire il supplizio d'Anteo.
Lo stupore degli astanti crebbe sempre più. Domandata a gran voce la duchessa, questa non rispondeva, sebbene al respiro desse indizio d'esser viva.
Passarono alcuni minuti di un profondo silenzio, nel quale non s'udivano che i singulti delle donne, e fuori il soffio impetuoso del vento che investiva le piante del parco.
—Eppure, uscì detto finalmente ad uno, nessuno mi potrà persuadere che la signora fosse qui sola.
—Nè io lo potrò mai credere. Stetti ben attento, e non posso essermi ingannato. Qualcuno era in questa stanza con lei.
—Ma e come mai?