—Egli è qui difatto; siete venuto a tempo, ed io vi lascio con lui; a rivederci all'alba.

E senza più altro si partì lasciando appunto il Morone col duca.

Quando il romore che faceva il puntale della spada del Palavicino si perdette sotto alle volte del castello, il Morone si rivolse al duca di Bari, il quale misurava a lenti passi lo spalto, richiamandosi in mente tutto quanto gli avea detto il suo amico.

—E così, disse il Morone, non sa nulla?

—Nulla affatto.

—Neppure un sospetto?

—Neppure. Ma io fui tentato dirgli ogni cosa, quando mi raccontò quel che avvenne tra lui e il Baglìone altra volta, e come la figlia del Bentivoglio per miracolo abbia potuto sfuggire dalle mani di costui; e mi faceva grandissima pietà il vedere quant'egli viva tranquillo e sicurissimo, e creda anzi che il Baglione sia così malcondotto da certo suo morbo osceno, che non possa ormai più riaversi.

—Ed era appunto quanto credeva tutta Italia, e quanto desideravano gli sventurati Perugini. Ma il lettore di medicina allo studio di Pisa, messer Lucio Bandini, voleva in ogni modo esser maladetto da tutti i suoi concittadini, e almanaccò notte e dì per guarire il Baglione, e vi riuscì; ed ora Giampaolo alloggia in Lodi colle sue cinquecento lande.

—Ma in che modo sapete che il Bentivoglio s'è recato da lui?

—Vi basti che ne sono certissimo, come son certo che le nozze che non han potuto aver luogo tre anni fa, tosto si compiranno in uno di questi dì. Il Marsiglio di Lodi venne jeri da me e mi disse ogni cosa, ed io gli raccomandai stesse alle vedette e m'informasse di tutto minutamente. So anche che il Bentivoglio jeri si recò a far visita all'abate di Chiaravalle; nessuno me ne disse il motivo, ma è facile congetturarlo. E pare che gli prema dar sesto alle sue cose in fretta e in furia, e sagrificare la figlia senza le formalità che possono trarre in lungo ciò che egli vuol subito.