—Il Palavicino mi disse il perchè, anche tre anni fa, premeva tanto al Bentivoglio d'unirsi in parentela col Baglione.
—Ed è facile a comprenderlo, e per ricuperare la sua Bologna metterebbe Cristo in croce; ma è quanto per verità io non vorrei che avvenisse.
—Perciò era mio consiglio mettere in cognizione di tutto il Palavicino stesso, il quale, chi sa, forse avrebbe trovato il modo di stornar quelle nozze.
—A suo luogo ed a suo tempo si potrà benissimo palesargli la cosa, ma oggi no. La notizia intempestiva l'avrebbe messo sossopra, e a noi è bisogno invece ch'egli sia benissimo in sè stesso. Perchè, già non è bisogno ripeterlo, questo giovane può essere di grandissimo peso nella causa vostra, e dell'ardore appassionato che ha per voi, e dell'odio che porta alla Francia può accender gli animi di tutto l'esercito. Io so benissimo come vanno queste cose, e come un solo talvolta valga per tutti. Dunque è bisogno ch'egli non sia stornato da nessun altro pensiero, che se domani si avesse mai a vincere la giornata, si troverebbe facilmente il modo di tener lontani il Bentivoglio e il Baglione e allora porrò il pegno io stesso che la Ginevra sarà sua e non d'altri.
—Sperate voi dunque che s'abbia a vincere la giornata?
—C'è l'uno per cento di probabilità; è ben poca cosa in vero, pure alle volte quest'uno è tutto, come ho detto. Del resto è sempre profittevole prepararsi al peggio che al meglio. Il re, senza contar le lancie, i lanschinetti, i fanti della Gheldria e i Guasconi, ha seco seimila cavalieri, il fiore della milizia d'oggidi, quarantamila fantaccini e diecimila uomini d'armi. E noi? cosa abbiamo noi? Cotesti svizzeri che non arrivano a cinquantamila, ed è qui tutto, e combattono per le paghe. Se poi le forze di re Francesco avesse ad ottenere quel che pur troppo è così facile ad ottenersi, allora la lega tra il Bentivoglio e il signore di Perugia mi porrebbe in peggior fastidio assai, e più che prima mi bisognerebbe che il Palavicino sposasse la Ginevra, e l'Appennino tagliasse l'amicizia dei due tiranni.
—Comprendo quel che volete dire; ma la cosa è al tutto impossibile. E per verità, sebbene in questa durissima stretta io non dovrei che pensare alla sventura della casa nostra, pure la sorte del Palavicino mi affanna, e vedo che furia di guai già lo minaccia dappresso.
—E questo mi pesa, per verità mi pesa, o duca, perchè alla fortuna di questo giovane io lego la vostra, la mia e la fortuna di tutta la città. Pure a molti costui non parrebbe che un semplice gentiluomo, buono tutt'al più che a lavorare di spada; ma io so bene quel che se ne cava.
—Anche se i Francesi avessero a rimettere il piede qui?
—Anche se Milano n'andasse tutta sossopra per loro, a me parrebbe d'aver fatto molto se mi riuscisse di gettar la discordia tra il Bentivoglio e il Baglione, e di mettere fra costoro due il Palavicino, perchè dopo, potete ben credere che giuocando a tavola reale, nessuno mi sbancherebbe.