—So che fu appiccato fuoco.
—Nell'ora che tutta la città era in travaglio per stornare il pericolo, uomini scellerati entrarono negli appartamenti della signora…
Manfredo non aspettò che la guardia narrasse il resto. Si cacciò a furia nella via che attraversava la città. Tutti i cittadini uscivano al trotto serrato dei quattro cavalli. Riconoscevano il Palavicino e si ritraevano doppiamente addolorati. La sventura della duchessa aveva sparsa la desolazione in tutto il popolo, tanto ella era amata.
Il Palavicino, entrò in palazzo, smontato di sella, salì tosto agli appartamenti della signora. Non udì che pianti, non vide che disordine, il quale alla sua comparsa crebbe ancor più.
Ai primi tra' servi che gli vennero incontro fece quel cenno che equivale a molte interrogazioni. I servi si strinsero nelle spalle. In quella usciva il medico dalla stanza della sventurata Elena per dar non so che ordini, e colpito alla vista del marchese, il quale gli s'era incontanente rivolto:
—Dopo che il vescovo, gli disse, l'ha benedetta, ella non ha più parlato; nè a me nè ad altri è mai riuscito di saper nulla di preciso intorno a quanto avvenne in questa notte orribile.
—A ciò provvederemo dopo. Ditemi intanto se la duchessa potrà mai riaversi.
—Questo non potrebbe avvenire che per un miracolo d'Iddio; in quanto a me non ho più speranze.
Manfredo stette pensoso per qualche tempo poi disse:
—Io la vedrò… ma fatti alcuni passi per entrar nella stanza da letto, quando fu sulla soglia retrocesse esclamando: Non so s'io potrò mai sopportare l'orribil vista!