—Tu?
—Non lo credi lecito?
—Tu solo, no; bensì verrò io stesso con te, se ti par meglio.
—Ti sei incontrato nel mio desiderio, questo è ciò ch'io volevo; tanto più che in codesta gita a Monaco non abbiamo a perdere il nostro tempo, e facendo due cose ad una, raccoglieremo quanti Milanesi per avventura si trovassero colà e li condurremo con noi.
—Benissimo pensato. Domani dunque, appena io t'abbia mostrato tutta la mia gente, alla quale, ti darò a conoscere, partiremo di qui e andremo a Monaco.
—In questo frattempo poi, giacchè non è un minuto a perdere, l'uomo che ho condotto con me, ed è un tale Elia Corvino, non so se l'abbia sentito nominare, il più acuto uomo che mai sia stato da che mondo è mondo, e che adesso vedrai, si recherà in alcuna città delle Fiandre a serrare nella nostra rete quanti Lombardi saranno in quelle parti. L'impresa tanto più si farà sicura, in ragione del numero dei Milanesi che potremo mettere nelle soldatesche, giacchè dei soli mercenarj non è mai a fare gran conto.
—Come ti dicevo, so che nelle Fiandre ve n'ha in buon numero, però confido che codesto tuo Corvino, qualora sappia fare, avrà buonissima messe; ma a proposito, dammelo a conoscere.
—Lo chiamo tosto.
Così dicendo, recatosi nell'anticamera, dov'era l'Elia Corvino ad aspettare:
—Il duca ti vuol vedere, Elia, gli disse, e vuol fare la tua conoscenza; vieni dunque.