—Quand'è così darem di volta al discorso e parleremo di tutt'altro… parlerem dunque degli ultimi avvenimenti d'Italia.

—E allora vi ascolterò, come sempre, con molla attenzione e vivo interesse.

—Benissimo! Cominciam dunque dall'avvenimento che in questi ultimi mesi ha destato il maggior rumore, perchè del resto, in questo istante almeno, non è a fare nessun conto; sappiate dunque che la signora di Rimini è morta.

Esprimere con parole la trasmutazione istantanea che, a quella notizia, successe nella faccia, in tutta la persona della Ginevra, è assolutamente impossibile; al primo fe' un balzo quasi per abbracciare il duca, ma si frenò issofatto seria e grave, pungendola la vergogna d'essersi fatta troppo scorgere, e il rimordimento d'aver provato una viva gioja per l'annunzio di una sventura.

—Morta? ripetè poi; ma come, ma quando è avvenuta?

—In gennaio avvenne. Come poi sia avvenuta ne parleremo a suo tempo; per adesso è assai meglio tacerne.

—Chi vi ha detto tutto ciò?

—È inverosimile non l'abbiate già indovinato; lo stesso Palavicino lo disse, che venne in Augusta alcuni dì fa, ed ora è qui anche lui.

—Lui?

—Sì, lui, non è a farne alcuna maraviglia; ma, a proposito di lui appunto, io che, sotto al dolore onde necessariamente egli era compreso pel fatto della duchessa, ho letto altri affetti ed altri pensieri, lo esortai, giacchè il tempo incalzava, a lasciar da un lato talune convenienze, e prima che vengano altre procelle, che Dio tenga lontano, far quello che mai s'è potuto fare. Voi mi comprendete; però, sebbene la morte recente della sventurata Elena, parrebbe comandare di protrarre ad altro tempo quel che io, che voi, che Manfredo desidera, tuttavia, avuto riguardo alle circostanze straordinarie in cui noi tutti ci troviamo adesso, faccio presente che, quanto non è fatto oggi, talvolta non è fatto domani.