—È ciò appunto a cui stavo pensando; ma innanzi tutto mi spingerò fino a Como anch'io per veder tutti i luoghi d'appresso. Il solo Elia però entrerà in città onde prender notizia di tutto.
—Quand'è così, posso dunque stare con te tutt'oggi ancora.
—Se non si avesse a far altro che visitar luoghi! ma non si sa mai quello che può succedere, e allora….
—S'ella è necessità il fare altrimenti, io non ripeto parola…. Mi fermerò dunque dove tu vuoi meglio.
—Non sarà che per brevissimo tempo, Ginevra; convien dunque esser sofferenti e fare quest'altro sacrificio. Del rimanente è il più lieve che far si possa.
—È il più lieve, lo so; tuttavia non è gran peccato, se ne provo qualche rincrescimento.
E gli occhi di lei s'inumidirono nel dire queste parole. Manfredo, che se ne accorse, troncò il discorso di subito, e alzandosi domandò al barcajuolo quanto distasse il paesello di Cremia.
Non era molto lontano, e in breve vi giunsero. L'uomo del Figino, che aspettava il Palavicino da qualche tempo, gli fece una grande accoglienza appena lo vide. Disse che aveva ordine di prestarsi ad ogni sua volontà, e perciò comandasse.
—Non mi occorre altro, rispose Manfredo, fuorchè mandiate subito due o tre barche sul ramo di Lecco ad esplorare, a guardare per accorrer tosto a dar l'avviso dell'arrivo di chi sapete. Dopo mi abbisogna che facciate un po' d'alloggio a questa mia moglie, che deve star qui fino a nuove cose; e per adesso non vi chiedo di più.
Qualche ora dopo, staccatosi della Ginevra, promettendogli sarebbe stato di ritorno fra un giorno o due, si partì in compagnia del Corvino, e solcando il lago per ogni verso, accostandosi ai paesi principali, facendo studio di tutte le posizioni e non perdendo nulla di vista, veleggiarono verso Como. A notte tardissima l'Elia entrò in città per essere pronto all'alba, e Manfredo se ne stette in un paesello tra i monti a qualche miglio di distanza. Il dì successivo quando il Corvino attendeva in Como a raccogliere le notizie necessarie, e sovratutto a prender nota del numero preciso dei soldati del presidio, egli, trovato un proprietario di barche, fece secolui l'accordo per averle a propria disposizione in tutto il giugno, e medesimamente seco trattò perchè gliene procurasse altre d'altri proprietarj. Aveva intenzione d'incettare quasi tutte le barche del lago di Como, ciò che non gli doveva riuscir difficile dal momento che i compensi da lui esibiti erano larghissimi. In tali occupazioni trascorsero due dì; ai vespri del terzo, l'Elia si ricongiunse col Palavicino, e ritornarono a Cremia.